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Tra voragini e dissesto tutti i numeri della Capitale

Sono 32 i Km di cavità e gallerie censite, mentre dall'inizio dell'anno si sono aperte già 83 voragini

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ROMA – La città di Roma, ma soprattutto il suo sottosuolo, continuano ad essere osservate speciali, anche se secondo gli esperti si è fatto ancora troppo poco. Il fenomeno posto sotto i riflettori è quello delle numerose voragini che si sono aperte sul territorio capitolino. Sono 83 soltanto dall’inizio dell’anno e le pagine di cronaca cittadina continuano ad essere affollate di notizie riguardo nuove cavità e lavori di messa in sicurezza che vanno per le lunghe.

UN FENOMENO IN AUMENTO – Alcuni dati molto interessanti riguardo questo fenomeno sono stati rilanciati nelle scorse settimane da Erasmo D’Angelis, responsabile della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, nel corso di un sopralluogo con l’Ispra nelle cavità sotterranee del Celio. Secondo quanto riferito a partire dal 2008 si sarebbe triplicata la media di 30 voragini l’anno riscontrata negli ultimi 100 anni. Fino ad arrivare ai numerosi episodi dei soli primi 5 mesi del 2018. “Negli ultimi 8 anni si è assistito ad un grande incremento del numero delle voragini: da una media di 16 voragini l’anno (dal 1998 al 2008) si è passati ad una media annuale di più di 90 voragini – si legge sul Piano Roma Sicura presentato Autorità di distretto idrografico dell’Italia Centrale – il massimo di 104 è stato registrato nel 2013”. Sempre D’Angelis ha sottolineato come sotto il territorio cittadino siano state mappate gallerie e cavità per circa 32Km, ma che andrebbero ad impattare su centinaia di Km di strade, causando potenzialmente smottamenti e voragini sul manto stradale.

LA STRUTTURA DELLA CITTÀ – “I recenti continui fenomeni di sprofondamento e voragini con collassi stradali e l’instabilità di edifici in diversi quartieri della Capitale – spiega il Segretario D’Angelis – mostrano un livello di fragilità del suolo e del sottosuolo elevato e da non sottovalutare”. I dati su cavità e gallerie non si apprendono di certo con sorpresa. Sia perchè in questi anni i cittadini romani sono stati abituati al fenomeno delle voragini, sempre più presenti, che per la natura stessa della città eterna. Stratificata su secoli di storia su un sistema di infrastrutture antiche delle quali spesso si è anche persa la memoria. Vecchie condutture idrauliche, antiche cave di materiali e reti di catacombe risalenti agli inizi della cristianità. “La causa principale della formazione delle voragini a Roma è la presenza di numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall’uomo a vario titolo ma principalmente per l’estrazione dei materiali da costruzione – si legge sul Piano Roma Sicura – Tali vuoti costituiscono in molti casi una intricata rete di gallerie. Sono stati sinora censiti e mappati 32 kmq di gallerie sotterranee che giacciono sotto il tessuto urbano”. Inoltre ci sono ancora ampie porzioni di gallerie che mancherebbero all’appello, come la grande Catacomba scomparsa di San Felice, sulla Via Portuense, che costituiva uno dei principali cimiteri della Roma cristiana del IV-V sec. Il tutto al di sotto di una città che è cresciuta spesso senza troppa attenzione, ‘colonizzando’ aree alluvionali del Tevere e dell’Aniene, oppure puntando all’altezza, su alture e pendii mai stabilizzati. Per D’Angelis, l’incremento di questi fenomeni, oltre a dimostrare l’instabilità di parte del territorio cittadino, renderebbe necessari “interventi urgenti sia di controllo con le tecniche più avanzate, che di consolidamento e messa in sicurezza”. Si parla di interventi di monitoraggio delle cavità con sistemi satellitari, radar e sensori posizionati a terra.

LeMa