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Trascrizioni matrimoni gay: la Capitale presenta ricorso al TAR

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Dopo il Decreto del Prefetto sulla cancellazione delle trascrizioni la Capitale non cede

IL DECRETO PREFETTIZIO – Dopo il Decreto del Predetto della Provincia di Roma del 31 ottobre scorso, che prevede l’annullamento della trascrizione nei registri dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, Roma Capitale torna all’attacco. 

IL RICORSO DEL COMUNE – Infatti nella giornata di oggi è stato notificato al Tar del Lazio un ricorso per chiedere l’annullamento di tale provvedimento. “Infatti il decreto del Prefetto – secondo la tesi giuridica sostenuta nel ricorso – è stato assunto in carenza assoluta di potere e risulta comunque viziato da incompetenza, nonché da eccesso di potere sotto varie figure sintomatiche e pertanto viene definito palesemente nullo, illegittimo, ed errato”. La normativa vigente, secondo Roma Capitale “non attribuisce affatto in capo al Prefetto stesso alcun potere di intervenire sugli atti di stato civile né, per derivazione, di ordinare l’annullamento delle trascrizioni. Nel caso specifico, infatti, né allo stesso Sindaco è dato intervenire, ma solo al Tribunale”.

UN ATTO DOVUTO – Roma Capitale continua a perorare la tesi secondo cui il Sindaco ha solo messo in opera un atto dovuto: “Il Sindaco di Roma Capitale – si legge inoltre nel documento – non ha celebrato l’unione, non ha attribuito diritti né imposto doveri agli interessati, ma si è limitato a conferire pubblicità-notizia ad un evento, giuridicamente rilevante, verificatosi prima (rispetto al 18 ottobre) ed altrove (in altri Stati) nel rispetto dello Statuto di Roma Capitale, che impone il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, degli ordinamenti dei Paesi in cui il matrimonio è stato contratto, nonché dalle Carte sovranazionali recepite dal nostro ordinamento”.