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Il comunicato della serie A sul Decreto Dignità: “Rispetteremo la legge ma chiediamo dialogo”

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Il Decreto Dignità, come noto, ha coinvolto vari ambiti di applicazione nel dettare le “disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”: riduzione di anni e proroghe possibili per i contratti a tempo determinato, lotta alle delocalizzazioni, semplificazione fiscale (soppressione del redditometro) e, ultimo ma non meno importante, contrasto alla ludopatia. Quest’ultimo punto ha in sé un’ambivalenza: non può non essere condivisibile, eppure è stato oggetto di aspre critiche.

La posizione delle società sportive italiane

Non potevano mancare all’appello i vertici dello sport italiano toccati dall’articolo 9 del ddl (quello relativo al gioco d’azzardo per l’appunto), danneggiati in particolar modo dalla direttiva contro le sponsorizzazioni che cesseranno di avere validità dal 1° gennaio in poi. In un comunicato congiunto Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A maschile e femminile scrivono al governo:

In merito alla conversione in legge del decreto n.87 del 2018 (c.d. Decreto Dignità), Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket e Lega Pallavolo Serie A Maschile e Femminile esprimono unanimemente la propria preoccupazione sull’impatto che il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per giochi e scommesse con vincite in denaro avrà sulle risorse dello sport italiano, professionistico e amatoriale e chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo”.

Condividendo l’importanza dell’obiettivo di lotta all’azzardopatia fissato dal Governo, le rappresentanze del mondo sportivo italiano hanno apprezzato la decisione del Parlamento di inserire in legge un impegno del Governo per una riforma complessiva in materia di giochi per eliminare i rischi connessi alla malattia da gioco d’azzardo e contrastare il gioco illegale e le frodi a danno dell’erario derivanti dal gioco illegale”.

Auspichiamo che questo percorso di riordino scaturisca dal confronto non solo tra Governo, Agenzia dei Monopoli e operatori dei giochi con vincite in denaro, ma anche dal coinvolgimento del mondo dello Sport, dati gli effetti che avrà sulla competitività economica e agonistica del settore. Da parte loro, Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Basket, Lega Volley Maschile e Femminile intendono mettere a disposizione del contrasto all’azzardopatia e ad ogni devianza e dipendenza le proprie competenze e il ruolo educativo e di modello positivo da sempre costituito dallo Sport, facendosi parte attiva e propositiva in questo percorso”.

I danni derivanti dallo stop alle sponsorizzazioni

Innanzitutto, i firmatari avanzano dei dubbi sulle risorse economiche che saranno sottratte allo sport italiano e sull’impatto che questa privazione potrebbe avere sull’economia delle società.

Impossibile parlare di una condizione unica ma basti pensare che nella sola seria A di calcio ben 11 società su 20 hanno un betting partner, comprese tutte le squadre più forti del campionato: Juventus, Milan, Roma, Napoli, Inter, Cagliari, Genoa, Lazio, Sampdoria, Torino e Udinese si vedono costrette a rinunciare a importanti sponsor, mentre non sono toccati dal Decreto Atalanta, Bologna, Chievo Verona, Fiorentina, Sassuolo, Empoli, Frosinone e SPAL.

La parte sulle sponsorizzazioni è stata quasi inasprita rispetto al normale regolamento, quando si fece notare a Di Maio che le squadre stavano accelerando i tempi sui contratti per rientrare nei tempi dell’entrata in vigore della legge egli rispose: Le aziende corrono a sottoscrivere contratti prima che con il DL entri in vigore il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo Potenzieremo la norma transitoria. I contratti stipulati tra l’approvazione del decreto in CDM e la sua pubblicazione non saranno validi. Ma entro il 2019 cadranno tutti”.

Quindi per il momento il problema è soprattutto delle società visto che per i bookmaker non sono previsti cali dei flussi di gioco a medio termine.

I dati del 2017 dicono che gli italiani hanno giocato quasi 10 miliardi di euro, la raccolta al netto delle vincite è stata di 1,3 miliardi. Siamo sul 10% di tutta l’industria del gioco che è riuscita a evolversi, cambiare pelle e prodursi nell’apertura di nuove frontiere di cui il merito sta nell’aver portato i classici giochi da casino sul web, sviluppando anche le versioni mobile di slot, roulette, poker e bingo.

Conseguenze e limiti del Decreto Dignità

Un dossier prodotto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze mostra come sia intenzione del governo aumentare gradualmente la percentuale del PREU (prelievo erariale unico) ma senza che sia previsto un abbassamento del flusso di gioco nel prossimo lustro. In effetti l’articolo 9 del ddl in questione scoraggia la formazione di nuovi giocatori ma non tenta di convertire i già “addicted”.

Quindi se gli allibratori avranno flessioni più o meno importanti non saranno i prossimi anni a dircelo ma ci vorrà più tempo, nel mentre, invece, le società sportive dovranno fare a meno dei milioni portati in dote dal gioco d’azzardo.

Per fare un esempio la Lazio quest’anno era pronta a firmare un accordo da 7 milioni per 3 anni e perderà quindi circa 20 milioni; la Roma aveva firmato sempre per 3 anni a 5 milioni, ne perderà 15. Il ddl Dignità prevede che per i contratti stipulati prima del 14 luglio 2018, giorno di entrata in vigore della legge, valga la norma previgente entro la scadenza degli stessi (comunque non oltre un anno). Per le sponsorizzazioni, invece, i contratti cesseranno la loro validità dal 1° gennaio 2019. Le eventuali irregolarità porteranno ad una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 20% della sponsorizzazione, e comunque non inferiore a 50 mila euro.