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Quando un vecchio amico se ne va

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Tratto da Urlo n.172 Ottobre 2019

La sensazione che proviamo è quella della partenza di un vecchio amico che si trasferisce per sempre in un paese lontano. La stessa legata al trasloco improvviso del vicino di casa, con il quale magari per vent’anni si sono sempre e solo scambiati convenevoli. Un senso di mancanza e di dolce malinconia per il tempo che passa e per la vita che cambia e ci cambia. Sembra strano che sentimenti come questi, alti e importanti, possano essere riferiti anche alla chiusura di un ‘semplice’ negozio di mobili, ma per molti cittadini romani la chiusura di “Habitat-il centro mondiale del mobile” sulla Cristoforo Colombo è stata l’equivalente di un piccolo lutto.
Con la chiusura dello storico salone del mobile noi romani (soprattutto di Roma Sud) non restiamo orfani solo di un negozio, ma quella che ci viene sottratta è un’abitudine. Il 4 settembre infatti sono partite le operazioni di rimozione della grande scritta luminosa lungo il lato del palazzo al civico 88 della Colombo, che dal 1969 indicava la presenza del salone espositivo della famiglia Grilli. Una dinastia in quest’ambito già dal 1903 ma costretta ora a mettere in liquidazione il palazzo di otto piani, soprattutto a causa delle profonde mutazioni avvenute negli ultimi anni nel mercato del mobile (basti pensare all’avvento dei grandi megastore o dei competitor svedesi).
Ma non si può non pensare al fatto che con la rimozione della scritta Habitat non viene a mancare solo un’eccellenza per tanti romani desiderosi di arredare le proprie case, ma anche un punto di riferimento per raggiungere facilmente la Garbatella e le zone limitrofe. Già perché Habitat per molti di noi era soprattutto un’indicazione spaziale: un punto fermo (e pensavamo eterno) indispensabile sulla lunga linea di asfalto che arriva fino ad Ostia. Al pari dell’obelisco dell’EUR (che molti nemmeno sanno essere in piazzale Guglielmo Marconi) o del più recente ‘palazzo della Tre’ (da alcuni considerato una delle porte d’accesso al quartiere San Paolo). Un luogo simbolico che difficilmente potrà essere sostituito e che nel tempo era rimasto uguale, imperturbabile, certo.
Naturalmente la memoria di un luogo non si cancella con la rimozione di una scritta, soprattutto quando questo è entrato così profondamente nella quotidianità di una comunità. Gli esempi nella sola Capitale sono tanti e variegati. Basti pensare a quanti tutt’ora parlano di piazza Esedra e devono fare uno sforzo non indifferente se un turista chiede indicazioni per piazza della Repubblica. Non serve nemmeno arrivare a scomodare Claudio Baglioni per ricordare la Lampada Osram, “di fronte alla stazione, giornali cartoline, le insegne le reclames”.
Ma ora, “quando vedi Habitat scendi dall’autobus”, oppure “gira a sinistra dopo Habitat”, sono tutte indicazioni che avranno sicuramente meno senso o che comunque avranno bisogno di una piccola spiegazione in più: “Ti ricordi dove stava Habitat?”. L’attesa in cerca di quel guizzo e di un gesto di assenso, con la comune consapevolezza di essere tra quelli che Habitat se lo ricordano.

Leonardo Mancini