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È partita la Quadriennale d’arte di Roma

“Forse è la prima Quadriennale immaginata per il mondo, ma il mondo non potrà venire a vederla e che tutti dovremmo andare a vedere subito”

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ROMA – Il Palazzo delle Esposizioni si è rifatto l’abito e, dopo un lungo progetto di ristrutturazione, in cui anche gli spazi interni sono stati ripensati da zero, a cura dell’artista/architetto Alessandro Bava, la Quadriennale ha aperto le porte dal 30 ottobre 2020.

“Fuori” è il tema su cui i due curatori del progetto, Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, hanno lavorato per oltre tre anni. Organizzata dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, sotto la guida di Umberto Croppi e dall’Azienda Speciale Palaexpo, presieduta da Cesare Pietroiusti, l’esposizione è gratuita, sotto prenotazione, grazie a Gucci.

LA QUADRIENNALE IN MOSTRA

Nonostante il clima così frammentato ed incerto, la mostra ha voluto fare sul serio, rispettando i patti con la città e con il suo pubblico. La Quadriennale di Roma è un appuntamento quasi centenario e da sempre di riferimento per l’arte del paese. Occasione per la città di respirare un’aria internazionale, anche se purtroppo quest’anno la rassegna va a scontrarsi con il problema della pandemia, il pubblico, a parte quello locale, al massimo nazionale, parteciperà all’esposizione fino alla data di chiusura (ma speriamo in una proroga) prevista per il prossimo gennaio. Forse è la prima Quadriennale immaginata per il mondo, ma in pochi potranno venire a vederla.

Sono stati 3 anni di studio e d’incontri con gli artisti, per cercare di restituire un’immagine all’arte italiana che volesse andare “Fuori” da quella che è stata la narrazione predominante fino a questo momento” ha dichiarato la curatrice Sarah Cosulich.

L’intera esposizione prende vita da tre temi: “Il palazzo” inteso come metafora della relazione tra arte e potere, “il desiderio” e quindi la necessità di sedurre che da sempre accompagna l’arte ed infine, “l’incommensurabile”, la domanda e la ricerca che porta gli artisti ad abbracciare fino in fondo le proprie ossessioni.

Il tema della quadriennale è nato nei mesi precedenti il lockdown mondiale e l’idea è quella di andare letteralmente fuori dalle sbarre, gli schemi e oltre il guscio da cui spesso ci proteggiamo, avviluppando il nostro desiderio più recondito ed abbracciando l’intestino del paese ed il fuori del corpo nazionale, con approcci multidisciplinari differenti. Moda, teatro, cinema ed altro in un unico contenitore che dialoga in un sistema unico convincente.

Veterani e pionieri uniti per andare oltre come mai prima, assaporando le categorie più classiche ed i linguaggi del momento, quelli innovativi dell’arte visiva e non solo in stretto dialogo con il passato, ma che adesso possono essere valorizzati mai come adesso.

Poteva sembrare una proposta sbilanciata ed invece seppur azzardata è stata una scommessa vincente, a detta mia, per coinvolgere nuovi investimenti, attraverso un dialogo che vada oltre l’attività condizionata dall’anagrafe.

I NUMERI

Sono 43 gli artisti in mostra, presentati negli oltre 4.000 metri quadri di Palazzo delle Esposizioni, suddiviso in 35 sale; 18 le nuove produzioni realizzate e più di 300 le opere esposte attraverso sale monografiche e nuovi lavori, che tracciano un percorso alternativo nella lettura dell’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi.

GLI ARTISTI IN MOSTRA

Alessandro Agudio, Micol Assaël, Irma Blank, Monica Bonvicini, Benni Bosetto, Sylvano Bussotti, Chiara Camoni, Lisetta Carmi, Guglielmo Castelli, Giuseppe Chiari, Isabella Costabile, Giulia Crispiani, Cuoghi Corsello, DAAR – Sandi Hilal – Alessandro Petti, Tomaso De Luca, Caterina De Nicola, Bruna Esposito, Simone Forti, Anna Franceschini, Giuseppe Gabellone, Francesco Gennari, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Diego Gualandris, Petrit Halilaj e Alvaro Urbano, Norma Jeane, Luisa Lambri, Lorenza Longhi, Diego Marcon, Raffaela Naldi Rossano, Valerio Nicolai, Alessandro Pessoli, Amedeo Polazzo, Cloti Ricciardi, Michele Rizzo, Cinzia Ruggeri, Salvo, Lydia Silvestri, Romeo Castellucci – Socìetas, Davide Stucchi, TOMBOYS DON’T CRY, Maurizio Vetrugno, Nanda Vigo, Zapruder Filmmakersgroup.

Riccardo Davoli