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Partita IVA: le differenze tra regime ordinario, forfettario e semplificato

Quando si decide di aprire una partita IVA per sviluppare il proprio business ci si trova di fronte a tre differenti regimi fiscali tra i quali è possibile scegliere. E’ molto importante conoscerne le principali caratteristiche distintive, in modo da comprendere quale tra essi sia il più adatto a rispondere alle personali esigenze. Si tratta del regime ordinario, forfettario e di quello semplificato.

Quando aprire una partita IVA

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Negli ultimi anni, soprattutto per via del continuo sviluppo delle professioni freelance e a causa della difficoltà di riuscire a trovare un lavoro dipendente, sono lievitate le richieste per l’apertura di partite IVA. Ci sono essenzialmente due percorsi che è possibile seguire per lavorare da libero professionista e stare in regola con il fisco. Da un lato c’è la prestazione occasionale, mentre dall’altro troviamo appunto la partita IVA.

La prima consente al libero professionista di svolgere prestazioni di lavoro per un committente a determinate condizioni: la prestazione non dovrà superare la durata di 30 giorni in un anno con quel committente, inoltre dovrà avvenire una tantum.

La seconda, invece, è conveniente – oltre che obbligatoria – nel caso in cui la prestazione professionale superi la soglia dei 30 giorni con un medesimo committente e vi sia una collaborazione ricorrente. Anche se l’obbligo di apertura di un conto corrente business è previsto soltanto per le persone giuridiche, è chiaro come i benefici in termini di ottimizzazione e gestione delle spese ci siano anche per i liberi professionisti. Particolarmente vantaggioso risulterà il conto corrente partita iva zero spese nascoste come quello offerto da Qonto, la neo-banca francese nata nel 2017 e dal 2019 divenuta un punto di riferimento per liberi professionisti e PMI anche in Italia.

Regime forfettario

Il regime forfettario è anche detto ‘regime di vantaggio’ e si rivolge alle PMI e ai professionisti che scelgono la strada di lavorare in proprio. Per prima cosa è esente IVA, ciò renderà più vantaggioso per i clienti avviare una collaborazione (le fatture risulteranno più economiche). Non è presente alcun tipo di trattenuta, per cui si incasserà il 100% dei compensi. La tassazione del regime forfettario è inoltre più bassa, con l’IRPEF al 5% per i primi cinque anni. I vantaggi sono infine anche dal punto di vista contabile, per esempio non c’è alcun bisogno di registrare le fatture. Vi è comunque l’obbligo di non superare i limiti annuali di fatturato.

Regime semplificato

In questo regime confluiscono tutti quei soggetti che non possiedano i requisiti necessari ad accedere al forfettario e le ditte individuali il cui fatturato superi i limiti stabiliti. In questa tipologia di regime fiscale solitamente rientrano le società di persone e le imprese individuali. Gli obblighi dal punto di vista contabile qui sono presenti: occorre infatti che i contribuenti tengano appositi registri per l’attività, inoltre si pagano IVA, IRPEF e IRAP.

Regime ordinario

Infine uno sguardo al regime ordinario, che viene applicato alle imprese e ai professionisti che superano i limiti di fatturato previsti dal regime semplificato. E’ obbligatorio per le Spa e per le Srl così come per gli enti pubblici in generale. Gli obblighi relativi a imposte e contributi da pagare sono gli stessi del regime semplificato. E gli adempimenti contabili? Si devono tenere libro giornale, libro inventario, scritture ausiliarie.

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