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Fosso delle tre Fontane: una delibera regionale potrebbe riaprire la partita

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Un Regio Decreto del 1910 potrebbe vanificare gli sforzi del Municipio e dei cittadini

 

LA DELIBERA – Ancora una volta torniamo a parlare del Fosso delle tre Fontane, parte dell’area sequestrata l’11 febbraio scorso all’interno del cantiere dell’I-60 su via di Grottaperfetta. Questa volta è l’Associazione Italia Nostra a lanciare l’allarme, in relazione alla volontà dell’Assessore Regionale all’Urbanistica, Michele Civita, di portare con urgenza in Giunta Regionale una delibera per cancellare il vincolo sul Fosso. Tutto questo, si legge nella nota dell’Associazione: “Per non modificare il progetto del consorzio I-60 infischiandosi dei rischi idrogeologici di Roma e delle tutele paesaggistiche”.

DA ITALIA NOSTRA – arriva chiara la posizione contro la possibilità di eliminazione del vincolo, soprattutto in relazione alle condizioni idrogeologiche della Capitale: “Dopo gli ultimi disastrosi allagamenti furono fatte tante promesse dal Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, dal Sindaco Marino e dei loro Assessori di non permettere più opere in contrasto con le tutele idrogeologiche della città. Oggi – seguita la nota – è arrivata la notizia che l’Assessore all’Urbanistica della Regione, Michele Civita vuole portare subito in Giunta la delibera di cancellazione del vincolo del Fosso delle Tre Fontane, di cui un suo tratto è attualmente sotto sequestro perché è stato coperto abusivamente”.

I MOTIVI – Italia Nostra legge in questa fretta di liberarsi dal vincolo il tentativo di evitare una nuova progettazione, che sicuramente allungherebbe i tempi dell’edificazione: “Su quel tratto il Consorzio I60-Grottaperfetta ha previsto opere di urbanizzazione e dovrebbe modificare il progetto. È inaccettabile che la Giunta regionale voti, in tutta fretta, la cancellazione del vincolo per degli interessi privati senza considerare i pareri certamente contrari dell’Autorità di Bacino del Tevere e della Soprintendenza ai Beni paesaggistici di Roma”.

LA DIFFIDA – L’Associazione diffida quindi l’Assessore Civita dal presentare la delibera e “lancia un appello perché non venga votata dalla Giunta regionale e al Sindaco Marino perché intervenga immediatamente ad opporsi all’ennesimo tentativo di eliminare i vincoli di tutela di Roma”.

DAL MUNICIPIO VIII – è l’Assessore all’Urbanistica, Massimo Miglio, a spiegare le ragioni di questa delibera. Il tutto partirebbe da un Regio Decreto del 1910 (il numero 146 di mercoledì 22 giugno 1910), che parla della preservazione del Fosso delle Tre Fontane dal suo sbocco a Km 1.000 a monte del ‘Ponte delle tre Fontane’. “È uno scandalo che dopo 104 anni si riesumi un Regio Decreto interpretandone le distanze in modo folle. Si parla di 1.000 Km, praticamente tutta la penisola – sottolinea Miglio – a monte di un ponte che non esiste su nessuna cartografia”. L’oggetto del contendere sembra però essere l’interpretazione di 1.000 Km: “Si vuole andare a togliere il vincolo, intendendo ‘1.000’ come ‘1’ solo Km e quindi fuori dal perimetro dell’I-60 – spiega Miglio – Una interpretazione questa che è solo politica e affatto giuridica. Si distrugge un fosso con la crisi idrogeologica che viviamo solo per avvantaggiare la cordata dei costruttori”. Questo calcolo sembrerebbe partire dalla via Laurentina: “Ma non si sa su che basi visto che il ‘Ponte delle Tre Fontane non sappiamo dove sia. Dopo 104 anni – ironizza l’Assessore – sfido a cercare l’autore del decreto per ottenerne una interpretazione”. Una cosa è certa secondo Miglio: “Il vincolo è stato confermato nel 2011, mentre è del 2014 la nota della Regione Lazio che esclude il solo tratto dalla via Laurentina al Tevere, perchè tombato. Si supera ogni limite – conclude – senza nessun rispetto per la professionalità ed il lavoro delle Procure che stanno indagando sulla vicenda”.

Leonardo Mancini