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I-60 Fosso delle Tre Fontane: per la Procura nessun reato

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grotta perfetta villa romana

Il dissequestro dell’area sarebbe stato disposto per assenza di irregolarità

IL BOTTA E RISPOSTA – Negli ultimi giorni abbiamo riportato le posizioni dei vari attori coinvolti nella vicenda del Fosso delle Tre Fontane e del collegato intervento urbanistico I-60. Questo nuovo capitolo della vicenda è iniziato il 15 luglio scorso, con una riunione del Commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio del MiBACT, durante la quale è stato approvato un verbale sulla situazione del Fosso. In questo documento viene specificato che “Dovranno essere previste opere di ripristino e di rigenerazione dell’alveo del fosso”. Dalla Presidenza del Municipio VIII, Andrea Catarci, ha parlato di una ‘grande vittoria dei cittadini’, ridimensionata però dalle affermazioni dell’Assessorato comunale, per il quale il dissequestro dell’area è dovuto alla mancanza di irregolarità, e dal PD municipale che parla del documento del MiBACT come dell’inizio di un lungo iter che potrebbe anche non apporre nessun vincolo sull’area.

IL DISSEQUESTRO DELL’AREA – Le difficoltà nel raccontare questa vicenda stanno tutte nelle posizioni, totalmente opposte, assunte dai vari livelli di Governo. Se da un lato abbiamo visto l’assessorato capitolino schierato a difesa della legittimità dell’intervento urbanistico, dall’altro assistiamo alla presa di posizione della presidenza del Municipio che accusa gli assessorati regionali di violare ‘l’azione di vigilanza territoriale’ dell’ente di prossimità. Per inserire in questo complicato puzzle qualcuno dei tasselli mancanti abbiamo aspettato di conoscere quali fossero le caratteristiche del provvedimento di dissequestro dell’area disposto dalla Procura della Repubblica il 28 luglio scorso. È con questo atto che si può provare a rispondere ad una delle domande che ci siamo poste in questi giorni: la Procura ha preso in considerazione l’atto del MiBACT, disponendo il dissequestro per ripristinare l’alveo del Fosso, oppure l’azione arriva a seguito dell’accertamento della mancanza di irregolarità nell’intervento?

IL FOSSO DELLE TRE FONTANE – L’istanza di dissequestro parte dal presupposto che a regolare l’intero iter burocratico e amministrativo dell’intervento è la Conferenza dei Servizi, che non presenterebbe irregolarità tali da invalidarla. Per la Procura non si configura nessuna irregolarità nemmeno nei confronti della mancata sottoposizione del progetto alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) o alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Sul Fosso delle Tre Fontane la Procura non può che confermare le differenze tra l’interpretazione della Delibera della Regione Lazio, che eliminerebbe il vincolo sul Fosso, e la nota del MiBACT del dicembre scorso, che confermerebbe la rilevanza paesaggistica del corso d’acqua. Nonostante questo i Pubblici Ministeri, limitandosi ai fatti costituenti reato, anno deciso di derubricare la vicenda come una questione puramente amministrativa, legata alla ricostruzione della storia e delle leggi che regolano questi luoghi.

I CASALI – La Procura si è espressa anche nei confronti dei Casali Bernardini, per la cui scomparsa i costruttori hanno sostenuto la teoria secondo la quale sarebbero caduti da soli. Una posizione più volte osteggiata dal Municipio, ma che sembrerebbe prendere maggior forza nelle parole della Procura. Infatti i Pubblici Ministeri, pur rilevando che i Casali erano presenti nell’area nel periodo compreso tra il 2005 e il 2008, sottolineano che non c’è nessuna prova che questi siano stati demoliti. Inoltre, viste le loro cattive condizioni, secondo la Procura potrebbero essere anche crollati naturalmente.

L’INTERVENTO DI RIPRISTINO – Nonostante le difficoltà di interpretare una battaglia fatta di atti, documenti e delibere, alla luce di queste informazioni si può forse provare a dare una risposta alla domanda che ci siamo posti negli scorsi articoli. La Procura, viste le motivazioni del dissequestro, non sembrerebbe aver disposto alcun ripristino del Fosso. Allo stesso tempo i Pubblici Ministeri non hanno rilevato irregolarità tali da delineare un reato, disponendo difatti il dissequestro dell’area. Nonostante questo il Municipio VIII sembra intenzionato a proseguire sulla sua linea. Nella giornata di ieri l’ente di prossimità ha trasmesso al Sindaco Marino e al Governatore Zingaretti la copia del documento del MiBACT che riconfermerebbe il vincolo paesaggistico. Questo, si legge in una nota del Municipio, “nel comunicare il prossimo intervento di ripristino dell’alveo e delle sponde dello stesso Fosso”.

Leonardo Mancini