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Poste romane, tutta un’altra spedizione

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Da più di due mesi gli italiani si stanno abituando all’idea della spesa online e molti stanno sperimentando questo tipo di shopping come (forse) mai prima d’ora.

Questo tipo di servizi online, nati nella seconda metà degli anni novanta, stanno avendo talmente successo che in molti decidono di iniziare il business dell’e-commerce, ovvero il commercio online.

Ma cosa c’è dietro il commercio online? Ci sono magazzini, grandi magazzini dove i pacchi sono divisi in ordine sia numerico che alfabetico e, tra i corridoi, un impiegato di magazzino percorre anche 10 km al giorno. E poi ci sono camion, navi, aerei e corrieri che permettono a queste merci di arrivare al destinatario a volte il giorno dopo, a volte dopo un mese.

La facilità di spostamento e di comunicazione e i mezzi a cui siamo abituati oggi non ci lasciano immaginare facilmente come i politici vissuti prima dell’anno zero potessero intessere rapporti con i loro alleati o avversari politici, come gli artisti potessero comunicare con i loro colleghi o come lo potessero fare i guerrieri al fronte che mandavano lettere ai propri familiari.

Vi basti pensare che un corriere a cavallo poteva percorrere anche 250 chilometri in meno di 24 ore, tanto che Costantino I, nei suoi trent’anni di impero dall’inizio del trecento d.C., sottoscrisse una costituzione che cercò di dare dignità anche ai cavalli usati per la corrispondenza: i cavalli potevano essere incitati con la frusta, ma non con il bastone, per evitare di sottoporli a un lavoro sfiancante.

Ogni 25 km circa i tabellari (coloro incaricati di consegnare le missive) e i cursores (i corrieri più veloci) potevano trovare le mansiones (dal verbo latino manere, cioé rimanere), ovvero le stazioni di posta e di riposo per i viaggiatori; oltre alle mansiones c´erano la malfamata caupona o la taberna per i più esigenti e ricchi patrizi. Le stazioni di servizio, chiamate mutationes, erano i luoghi destinati al cambio delle cavalcature o al loro ristoro.

I romani furono eccezionali nel costruire due cose per portare ovunque acqua, merci e persone: gli acquedotti e le strade. Si contavano più di 200.000 chilometri di strade lastricate che mettevano in comunicazione Roma con il resto del mondo, ed erano strade abbastanza larghe per il passaggio di due carri affiancati. Il vero punto di svolta avvenne con Ottaviano Augusto, a cavallo dell’anno zero, che continuò il lavoro iniziato da Giulio Cesare nella compilazione di una mappa con gli itinerari che avrebbero potuto creare il primo grande cursus publicus o cursus vehicularis (corso pubblico stradale), e decise di rendere gratuito il servizio postale per i funzionari che si muovevano per questioni di stato. Tabellari e cursores statali viaggiavano con un permesso marchiato col sigillo imperiale, chiamato diploma, per recapitare lettere ed informazioni in maniera veloce e quindi il servizio poteva essere di tipo velox o celer, mentre era chiamato cursus clabularis se si impiegavano i carri e mezzi pesanti per lo spostamento di approvvigionamenti o di persone.

Il permesso di sfruttare gratuitamente il servizio postale venne ampliato non solo ai senatori, ma anche ai militari e parte delle loro famiglie e questo portò ad abusi. Il costo ricadeva direttamente sulle tasche dei cittadini a cui era richiesto di mantenere alcuni obblighi per riuscire a garantire un servizio postale gratuito ai funzionari e agli uomini di stato.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo d.C. iniziarono ad essere abbandonate molte strade, ad essere inghiottite dalla vegetazione e quindi andarono in rovina, ma le comunicazioni dell’uomo non si fermarono per troppo tempo: i grandi e lunghi viaggi ripresero, le comunicazioni anche, e di nuovo si cercarono nuovi metodi per velocizzare lo spostamento di informazioni con le missive e di persone (con le macchine e i treni).

In questi giorni abbiamo sperimentato l’importanza della velocità di comunicazione e di ricezione delle merci. Ricordiamoci che ancora non siamo in possesso della tecnologia di Star Trek che permette di teletrasportare cose e persone a diverse centinaia di metri, ma dobbiamo fare i conti con il lavoro dei magazzinieri che smistano la merce, dei corrieri e dei postini che la consegnano con tutte le problematiche di un mondo che vive e affronta una pandemia.

Veronica Loscrì