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THE HUMAN LEAGUE – TRAVELOGUE

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The Human League nel 1981 sbancano il mercato mondiale con la hit “Don’t You Want Me” in una veste tutta pop rispetto al passato; l’anno prima infatti usciva Travelogue, con la formazione originale composta da Martyn Ware, Philip Oakey, Ian Craig Marsh e Wright. L’Inghilterra si affacciava al nuovo decennio dopo un tremendo periodo di depressione e rabbia. La crisi economica, le proteste degli operai, i licenziamenti di massa e la disoccupazione avevano intensificato i conflitti in tutto il paese causando una grave depressione. Il Regno Unito, per la prima volta, non aveva più un peso specifico sulla politica internazionale. The Human League nascevano a Sheffield, città cupa e grigia, in cui la quotidianità era scandita dal rumore incessante delle acciaierie presenti. Officine meccaniche che si susseguivano a macchia di leopardo ovunque facendola soprannominare la città dell’acciaio. “Se si applica alla musica il modo di dire sei quello che mangi,” diceva Martyn Ware, “era inevitabile che producessimo un disco come Travelogue”. Abbandonate le chitarre e su quella scia punk che riversava tutto il suo disagio sui sinth, la band, assieme a tante altre sorte in quegli anni, iniziava a costruire suoni partendo da quelli emessi dalle fabbriche, immaginando di poter viaggiare oltre i confini del tempo e raggiungere qualunque orizzonte lontano. Infatti, ogni suono era prodotto elettronicamente e i brani come “Black hit of Space” suonano come se fossero stati realizzati l’altro giorno in una stazione spaziale in orbita attorno alla Terra. “Volevamo spingere i sintetizzatori verso una distorsione veramente massiccia sovraccaricando la consolle ed ogni canale disponibile sul mixer in modo che, anche in fase di missaggio, non si sarebbe potuto attenuare questo effetto”, ha dichiarato Martyn Ware. Travelogue è un disco di rumori, suoni e visioni protofuturiste che scavalcano il confine dello spazio-tempo accompagnandoci attraverso prospettive lontane.

Riccardo Davoli