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Assistenti sociali oggi: assistenza o relazione di aiuto?

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È con questo interrogativo che vogliamo introdurre questo argomento.

Vi siete mai chiesti che ruolo ha un assistente sociale oggi nella società? Che responsabilità ha nel sociale e quali responsabilità ha il singolo individuo in una società che cambia, che si dimentica di rispettare nella pratica affettiva dei rapporti umani e dell’organizzazione dell’esistenza collettiva?

L’assistente sociale è un professionista che opera nel sociale, oggi purtroppo il senso comune ci porta a vederla come una professione che si occupa esclusivamente di problematiche quali le adozioni, l’affido, famiglie in difficoltà, come più volte la TV e tutti i mass media hanno contribuito a creare nell’ideale collettivo, che lo rappresenta come colui o colei che presta semplice assistenza ai più bisognosi senza pensare, che è una professione riconosciuta, che ha un suo codice deontologico da seguire e che, per diventare assistenti sociali si deve far un percorso di studi specifici, con un tirocinio sul campo e un esame di Stato che lo abilita allo svolgimento della libera professione.

Ma l’assistente sociale non è solo questo, c’è tutto un mondo dietro al “contesto sociale” alle “politiche sociali” e allora andiamo a scoprirlo insieme.

Quotidianamente tale professionista si trova a lavorare in un clima di complessità, perchè i bisogni sono diversi, si è passati dai problemi legati alla crisi della famiglia, alla povertà, all’analfabetismo, ad una società dettata dal consumismo, dalla globalizzazione, dove anche i sentimenti sono stereotipati e condivisi in una chat, il tutto coronato da una conseguente crisi morale, nascita delle nevrosi, solitudine, insicurezze, disoccupazione, questo è il panorama dei nuovi bisogni di una “società asettica” completamente digitale. Pertanto un assistente sociale deve continuamente aggiornarsi, confrontarsi, relazionarsi con i colleghi e con gli altri professionisti che operano nel sociale, quali gli psicologi, antropologi, sociologi, psichiatri, educatori, e cercare di creare con loro un dialogo, una rete fitta su cui costruire collaborazioni in forma partecipata per creare un welfare dei servizi sociali sempre attivo, operativo ed aperto ai nuovi bisogni sociali, caratterizzati da un sempre più crescente complessità dei vari contesti in cui il Servizio Sociale si trova ad operare.

Competenza, professionalità, consapevolezza, valutazione, hanno fatto dell’assistente sociale un professionista sempre più capace decodificare i bisogni monitorando costantemente la domanda sociale essendo attivo e continuamente operativo sul territorio.

Concludendo possiamo dire che l’assistente sociale deve contribuire con il suo operato a promuovere la cultura del sociale, fornendo la partecipazione e lo sviluppo di tutte quelle politiche sociali quali: benessere, risorse, opportunità, occupazione, assistenza come dettato anche dal codice deontologico.

Con questo articolo desideravamo aprire una “piccola finestra” su questo professionista del sociale spesso messo ai margini rispetto agli altri professionisti del sociale, che spesso vediamo nei vari siparietti in TV come opinionisti, esperti, consulenti. Voleva essere un breve assunto per riscoprire questa professione che è nata nell’umiltà e nella riservatezza delle sue opere e del suo operato, e, che continua ancora oggi il suo lavoro in modo discreto, a volte non condiviso e non apprezzato perchè non chiede né fama né plauso né chissà quali riconoscimenti, ma chiede solo di entrare attraverso la sua competenza professionale nei bisogni della società in punta di piedi instaurando la sua relazione d’aiuto.

Monica Del Proposto