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Chi decide chi bloccare?

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Tratto da Urlo n.186 Gennaio 2021

Tra sciamani, cospirazionisti di QAnon, militanti dell’estrema destra e xenofobi dei ProudBoys, si sta avvicinando il momento del cambio di inquilino alla Casa Bianca. Ma la rappresentanza, in quello che dovrebbe essere riconosciuto come ‘il mondo libero’, sembra sempre più spesso ostaggio di pressioni ed ingerenze esterne.

Queste si mostrano perlomeno in due casi, entrambi enormemente mediatici. Il primo riguarda l’assalto compiuto dai ‘militanti’, o meglio fan, di The Donald al Senato americano; mentre il secondo è la chiusura degli account social del Presidente degli Stati Uniti.

Le immagini, così come le notizie di morti e feriti all’interno dei uno dei palazzi del Governo, fanno immediatamente correre la mente a qualche colpo di stato degli anni ’70, in un’afosa sedicente ‘repubblica popolare’ nel clima della guerra fredda. Bisogna scuotersi e concentrarci per ricordare che quelle immagini si riferiscono alla ‘terra dei liberi’ nel 2021, dopo un anno funestato dall’epidemia di Covid (che in USA continua a colpire duro), all’avvio di un momento che nella politica americana è sempre stato di unione e ricomposizione dei contrasti avvenuti in campagna elettorale. Ma soprattutto che queste azioni, in un modo o nell’atro, sono state ispirate dal comportamento del Presidente in carica.

Poi c’è la pressione compiuta dalle ‘big tech’, le grandi multinazionali tecnologiche padrone di piattaforme come Facebook e Twitter, che hanno dapprima oscurato i post del Presidente Trump, per poi decidere di cancellarne definitivamente il profilo. È qui che il ragionamento si fa più complesso e punta a mettere insieme l’ordine pubblico, l’etica, la morale e la libertà di parola. C’è un’etica dietro la possibilità da parte delle big tech di limitare la libertà di parola di qualcuno nella salvaguardia dell’ordine pubblico o della moralità? Le ragioni del blocco e della cancellazione dell’account di Trump riguardano lunghi trascorsi relativi alle fake news sulle elezioni e l’incitamento alla contrapposizione anche violenta con i sostenitori di Biden. Ma nonostante tutto, è una decisione che siamo pronti ad affidare a delle società quotate in borsa? Le stesse che magari non trattano allo stesso modo (quando li scovano) i profili di haters o di sostenitori di regimi e gruppi terroristici.

Nel paese che ha coniato il termine whatchdog, il cane da guardia che deve vigilare sul funzionamento delle Istituzioni e della politica, ponendo questa funzione alla base della professione giornalistica, facendo della libertà di stampa e di parola concetti centrali anche se molto spesso abusati, anche la stampa si è interrogata su questo fenomeno. Alcuni media in queste ore hanno puntato ad aprire un dibattito con una domanda centrale, alla quale nei prossimi mesi non solo gli USA saranno chiamati a rispondere: chi decide chi bloccare?

Leonardo Mancini