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Quando il “cassetto della vergogna” diventa green

Tratto da Urlo n.194 ottobre 2021

In ognuna delle nostre case c’è un “cassetto della vergogna”. Nella mia è vicino alla porta d’ingresso, proprio dove abbandono chiavi, telefono, occhiali e tutto quello che ho nelle tasche quando rientro. Nel cassetto della vergogna trovano posto tutti quegli oggetti abbastanza inutili da non avere altra possibile collocazione ma, allo stesso tempo, potenzialmente indispensabili e difficili da gettare via.

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Nel mio ci sono diverse viti cadute da chissà dove, una lampadina che onestamente non ricordo se sia fulminata e delle batterie (anche in questo caso, saranno cariche?). Scavando meglio si recuperano dei menù di pizzerie a domicilio che non ho mai chiamato (la pigrizia mi fa preferire quella sotto casa) e una confezione di candele (forse comperate nella speranza di un romantico blackout?). Ma a farla veramente da padroni nel mio cassetto della vergogna sono metri e metri di cavetti e caricabatterie ormai inutilizzati o lasciati di riserva (non si sa mai).

Il pensiero ogni volta che devo cambiare caricabatterie è sempre e solo uno: ma perché non ne fanno uno universale? Una domanda più che lecita visto che ogni anno nel solo territorio dell’Unione Europea ne finiscono in discarica 11mila tonnellate. Una quantità esorbitante, soprattutto se pensiamo che nel 2009 la Commissione Europea aveva tentato di ridimensionare il fenomeno con un accordo (non vincolante per i produttori) che è riuscito a farci passare dai circa 30 diversi connettori a soli tre.

Nonostante questo sono ancora tantissimi i caricabatterie, con i loro cavi, che vengono gettati ogni anno o che popolano i nostri cassetti. Così la Commissione Europea sta cercando di fare un passo in avanti nella speranza di diminuire i rifiuti elettronici. L’idea è quella di rendere obbligatorio sul territorio UE l’uso di un solo tipo di connettore (usb-c) che diventerebbe uno standard.

Questa riforma nelle previsioni potrebbe far diminuire i rifiuti elettronici di circa mille tonnellate l’anno, oltre a costringere (è questo uno degli elementi centrali) i produttori a vendere i loro prodotti senza caricabatterie, rendendo finalmente giustizia ai nostri cassetti della vergogna.

Leonardo Mancini

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