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Il viaggio di Arlo

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Due ore per tornare bambini

C’è poco da fare. Prenditi un pomeriggio libero e porta i bambini al cinema. Fagli vivere un’esperienza unica, falli entrare nel mondo dell’immaginazione e lascia pure che tengano la bocca ben spalancata dalla meraviglia e dallo stupore. Dopo “Inside Out”, i Pixar Animation Studios scrivono un’altra pagina della storia dell’animazione presentando un racconto semplice e tradizionale, perfettamente ascrivibile al genere del romanzo di formazione. Attenzione: la trama è tutto fuorché originale. Arlo ricorda un po’ il piccolo pesce Nemo, il suo “collega” Piedino (il celebre predecessore della fortunata saga “Alla ricerca della valle incantata”) e un po’, perché no, il topolino Fievel. Poi però arriva il tocco Pixar, che riuscirebbe a rendere magico e indimenticabile anche uno 0-0 tra Chievo e Bologna. Ed ecco allora che sullo schermo i colori, le luci, i disegni, prendono forme così reali da sembrare lì, davanti a te. Ed ecco allora che improvvisamente anche tu ti ritrovi con la bocca spalancata esattamente come quel bambino che è seduto vicino a te. Ed ecco allora che la Pixar ce l’ha fatta di nuovo: per quasi due ore ha azzerato le distanze tra adulti e fanciulli, unendoli in uno status di trasognata serenità.

Regia: Peter Sohn
Sceneggiatura: Enrico Casaruso, Bob Peterson

(USA 2015)

Simone dell’Unto