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La piccola chiesa di San Giovanni in Oleo

La chiesa al Celio attribuita al Bramante, “A Dio piacendo”

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È su via di Porta Latina sul Celio, a ridosso dell’antica porta romana, ed è una costruzione molto particolare che ha le sembianze di un tempietto in stile rinascimentale, tanto da sembrare un piccolo oratorio.

Si tratta infatti di una chiesa ottagonale, risalente al XVI secolo, abbellita da lesene doriche che sorreggono una trabeazione molto semplice e sorge sul luogo in cui San Giovanni Evangelista avrebbe subito il martirio; originariamente era una domus ecclesia, fu cioè costruita su un antico mausoleo pagano da cui riprende la forma circolare e in seguito, nel 1509, divenne oratorio.

Attribuita a Bramante, fu costruita a spese del prelato francese Benedetto Adam ricordato su una delle porte da una scritta: “Au plaisir de Dieu”, che tradotto sta per “A Dio piacendo”, ma venne successivamente restaurata dal Borromini, nel 1658, sotto il pontificato di Alessandro VII Chigi, come dimostra lo stemma Chigi e l’iscrizione in ricordo del pontefice all’ingresso. Il Borromini modificò la copertura sovrapponendovi un tamburo e una fascia decorata con festoni di rose e palme.

All’interno è custodito un ciclo di affreschi con “Storie di San Giovanni Evangelista” che furono attribuiti a Lazzaro Baldi, allievo di Pietro da Cortona, risalenti al 1661. Essi ci mostrano San Giovanni immerso nell’olio bollente, “in oleo” per l’appunto.

Un’iscrizione del XII secolo sulla porta d’ingresso dà precise indicazione sul martirio subito dal santo e sulle reliquie conservate all’interno della chiesa e qui custodite: “Quivi bevve il calice del martirio Giovanni, che fu degno di scegliere i verbo del Signore. Quivi il proconsole lo fustiga con la verga e lo rade con le forbici; quivi l’olio bollente lo corrode invece di offenderlo. E quivi si conservano l’olio, la caldaia, il sangue e i capelli, che furono conservati a te, o inclita Roma!”

Secondo la tradizione infatti l’apostolo Giovanni avrebbe subito il martirio immerso in una conca di olio bollente uscendone però illeso; a quanto si legge in un’antica Passio (racconti sui martiri subiti dai santi) il fatto avvenne il 6 maggio del 95 alla presenza dell’imperatore Domiziano.

L’apostolo non restò neanche scottato e la folla, radunatasi per assistere alla condanna a morte, lo ritenne un mago e implorò Domiziano di salvargli la vita. Così il Santo venne esiliato sull’isola di Patmos, dove scrisse i vangeli e dove morì. Il suo martirio venne tramandato con una festa che si svolgeva il 6 maggio ed era specificatamente chiamata “ante portam latinam”, dove appunto fu eretta la chiesa.

Emanuela Maisto

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