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Catartica – Marlene Kuntz

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musica 135 - catartica

Una pietra miliare nella storia dei dischi rock italiani

Le cause del cronico ritardo della musica nella nostra penisola rispetto agli sviluppi sonori che caratterizzano il mondo della musica anglosassone è da sempre cosa nota. Meno noti (o forse meno evidenti) sono i motivi di tale ritardo: diffidenza verso quel mondo tutto sommato ancora così diverso da noi? Attaccamento ottuso alla nostra tradizione musicale, così di valore ma poco propensa alle commistioni con altri generi e influenze? Necessità di tempo per assimilare la lezione angloamericana e farla nostra? Incapacità dell’industria di scovare i talenti, incapacità dei musicisti nel farsi scoprire, o semplicemente l’incapacità di entrambi? Certo è che se ci sono state notevoli eccezioni a questa letargia italica, sono spesso arrivate con diversi anni di ritardo rispetto agli sviluppi esteri: basti pensare agli esordi di CCCP e Litfiba, di altissimo valore, ma in ritardo di cinque-dieci anni rispetto al mondo anglofono. I Marlene Kuntz furono in leggera controtendenza rispetto ai loro illustri predecessori: il loro album d’esordio, “Catartica”, vide la luce nel 1994, all’inizio della fine dei movimenti grunge e noise, e poteva ancora confrontarsi “in diretta” con quei gruppi che avevano ispirato la band di Cuneo, e a farli inoltre scoprire ancora meglio al pubblico italiano. Con “Catartica” molti vennero per la prima volta a conoscenza dell’esistenza dei Sonic Youth (uno dei capolavori del disco, “Sonica”, si rifà nel nome e nello stile direttamente a loro) e dei Pixies, e di tanti altri gruppi che hanno nutrito il panorama underground internazionale. I Marlene Kuntz hanno avuto il merito di unire questi aspetti con le tradizioni melodica e della grande scrittura italiana, dando vita a capolavori come “Nuotando nell’aria” e “Festa mesta”. Indubbiamente una pietra miliare nella storia dei dischi rock italiani.

Flavio Talamonti