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Lo sguardo (universale) sul mondo

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RDF 136 - Angelo Iannelli

L’arte e la musica di Angelo Iannelli

Una rivista per uomini voleva sapere se avevo rimorsi. Sì, certo, mi dispiace per tutto il dolore che ho causato, ma non rimpiango niente, assolutamente niente. Una volta, sì: rimpiangevo di essere solo un barbiere. Non so dove mi porteranno dopo. Non so cosa troverò oltre il cielo e la terra ma non ho paura di partire. Forse le cose che non capisco lì saranno più chiare, come quando la nebbia si dirada. Forse Doris sarà lì e forse lì le potrò dire tutte quelle cose che qui non hanno parole”. Ed Crane (Billy Bob Thornton) in L’uomo che non c’era di Joel ed Ethan Coen, 2001

Si dice – non certo a torto – che l’esperienza sia la somma degli errori fatti nella propria esistenza. Spesso non ci si sofferma sulla non meno importante (ed anzi a volte determinante) somma dei tentativi fatti per rimediare a quegli errori, o “semplicemente” per riportare alla luce dei nostri occhi la nostra parte più profonda, quella più autentica e sincera, scevra da sovrastrutture e da errori, non perché infallibile, ma perché fa dell’errore e del dolore causato o subito il prezzo necessario per non avere rimpianti. E spesso, nella strada impervia ed impetuosa che molti di noi intraprendono per scoprire sé stessi, i percorsi secondari si rivelano molto più interessanti, a seconda dei periodi nei quali li intraprendiamo e li portiamo avanti. Le riflessioni che ne scaturiscono possono risolversi o in enormi dubbi (se di risoluzione si può parlare, in caso di dubbi esistenziali) o di incredibili scoperte, che ci portano nuovi elementi sui quali costruire parti più o meno consistenti della nostra vita, se non addirittura decisivi ed inaspettati cambi di rotta. Nella carriera di Angelo Iannelli – giovane artista campano in forze all’ambiente teatrale e cinematografico romano da diversi anni – non sono mancati i momenti delle scelte decisive, quelle oscillazioni tra tutte le diverse declinazioni di quel fuoco artistico che porta, chi si muove nello spettro della poesia, a concedersi dei passaggi da un mezzo espressivo ad un altro, non vedendo barriere nelle varie differenze tra i vari procedimenti artistici, ma degli importanti stimoli per la propria creatività e per le proprie necessità espressive. Il suo primo album come cantautore, “Il cannocchiale”, è un esempio estremamente riuscito di ciò che può produrre la necessità di analisi e di introspezione propria del meccanismo artistico: l’occhio personalissimo che Iannelli pone sul suo mondo diventa un occhio universale, che spazia dal parallelismo storico (quello presente nella titletrack, che fa del personaggio di Galilei l’emblema dell’uomo alla ricerca di se stesso nelle profondità dell’universo), all’ironia sugli usi e costumi di chi ricerca il divertimento sempre e comunque (Festa!), alla presa di coscienza di chi si spoglia delle sue sicurezze per mostrare la propria debolezza e fragilità (Non lo so). L’ispirazione ai giganti della tradizione cantautorale italiana (su tutti, Francesco De Gregori e Rino Gaetano), il primo disco di Iannelli si inserisce a pieno titolo nel solco tracciato dai suoi predecessori, esprimendo un potenziale notevole, frutto di una ricerca artistica e personale che fa dell’incontro/scontro con il proprio io il motore principale della sua stessa esistenza.

Flavio Talamonti