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I-60: l’interpretazione dell’AIC sul Fosso delle tre Fontane

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Ingenti investimenti, opere pubbliche, lavoro, interessi elettorali e un fosso che non esiste: questa la posizione del Presidente Farina

L’INTERVISTA – Durante le ultime settimane si sono susseguite dichiarazioni e interpretazioni differenti sulla natura del Fosso delle Tre Fonte, l’area sottoposta a sequestro probatorio all’interno dell’edificazione dell’I-60 su via Grotta Perfetta. Abbiamo ascoltato in merito la posizione di Riccardo farina, Presidente dell’AIC (Associazione Italiana Casa) ed ex Amministratore della Roma Istituto Immobiliare italiano, la società proprietaria del terreno. L’AIC ha interessi nell’edificazione, in edilizia Residenziale Privata, per sei edifici di 5-6 piani con un totale di 174 alloggi. Già in altre occasioni, il Presidente Farina, aveva parlato di reazioni nei confronti di questo intervento come di ‘una piccola TAV’.

 

SUL FOSSO – La posizione del Presidente dell’AIC in merito al dibattito sull’esistenza del Fosso delle Tre Fontane e sula presenza o meno del vincolo sull’area sembra chiara: “Il Fosso delle Tre Fontane, nel tratto interessato dal Programma Urbanistico Grotta Perfetta non esiste. Ciò – seguita – è talmente vero che è in corso la sdemanializzazione di quel tratto”. Operazione che al momento sembra essersi rallentata a causa del sequestro probatorio. “Il Fosso delle tre Fontane inizia più a valle – prosegue Farina analizzando lo stato dell’area – nel Parco Longanesi, nell’area sottoposta a sequestro e anche più a monte, da molti decenni, per effetto delle trasformazioni urbanistiche intervenute, non ultima via Ballarin, non vi è alcun fosso né alcuna funzione idraulica”.

SUL SEQUESTRO – È la posizione assunta dal Municipio VIII, in particolare con le dichiarazioni del Presidente, Andrea Catarci e dell’Assessore municipale all’Urbanistica Massimo Miglio, ad essere maggiormente criticata dal Presidente dell’AIC: “Catarci e Miglio non conoscono l’area di cui parlano, non sono mai entrati nel terreno, hanno totalmente inventato la vicenda del Fosso delle Tre Fontane per fini politici ed elettorali – dichiara Farina – Il sequestro di una piccola parte dell’area, per fini probatori, per poter verificare l’effettiva realtà dei fatti, non dimostra alcunché”.

I LAVORI SULL’AREA – Il Presidente Farina ha continuato spiegando che sull’area sono stati investiti oltre 200 milioni di euro in are di cui la metà sono state cedute a Roma Capitale: “Saranno investiti 60 milioni di euro per opere pubbliche e 350 milioni per opere private. Inoltre per almeno 4 anni oltre 3.000 cittadini romani potranno trovare lavoro nei cantieri di Grottaperfetta”. E ancora in relazione ai rallentamenti sui lavori dovuti al sequestro di parte del cantiere: “Riflettano – Catarci e Miglio – anche sugli enormi danni che si stanno facendo a imprenditori seri che investono i loro soldi, creano lavoro e rispettano gli impegni presi con l’Amministrazione Pubblica e che realizzeranno importanti opere pubbliche, come il Centro Civico, la sala Museale, due asili nido, un ponte pedonale su via di Grotta Perfetta e importanti collegamenti viari e case moderne a impatto energetico prossimo allo zero – seguita – Non confondano gli imprenditori di Grotta Perfetta con chi, con l’abusivismo, ha creato le condizioni per il vero ‘dissesto idro-geologico’ che hanno paventato, loro e qualche Associazione, per il Fosso delle Tre Fontane. Questa è la verità – afferma farina – ma tant’è, in campagna elettorale ognuno ha la sua. Se ne riparlerà dopo il 26 maggio, forse in modo più sereno”.

DALL’I-60 A TOR MARANCIA – Anche sul vicino sequestro dell’AFA1 del Parco di Tor Marancia, avvenuto ad opera del Corpo Forestale dello Stato il 23 novembre scorso, il Presidente di AIC dichiara in riferimento alle azioni intraprese dal Presidente Catarci e dall’Assessore Miglio: “Aver cavalcato movimenti e comitati corporativi come l’I-60 (Ndr. il riferimento è al Coordinamento Stop I-60) ha portato solo danni al territorio come il sequestro del Parco di Tor Marancia, un’opera pubblica a servizio dei cittadini – continua – Riflettano Catarci e Miglio, soli contro Roma Capitale, contro la Regione a tutelare interessi di bottega e di qualche cittadino che, davanti casa, vorrebbe ancora le pecore che c’erano ancora qualche anno fa. E ricordino – conclude – che quando la Tenuta Ceribelli fu trasformata nel Parco di Tor Marancia, si gridò vitoria”.

Leonardo Mancini