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Io e La Tigre

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musica 131 - io e la tigre

10 e 9

La fretta è una cattiva consigliera. Se le dessimo il tempo di consigliare, visto che spesso andiamo talmente di fretta da non permetterci il lusso di ascoltarla. La fretta fa anche lavorare male, approssimativamente, ci fa accontentare di risultati superficiali, consapevoli delle nostre reali possibilità ma consapevoli anche del fatto che per tirarle fuori ci vuole fatica, sudore, e soprattutto voglia. E – personalmente – spesso non ho voglia. Botte di depressione? Botte di ansia? Faccia come il…? Tutto insieme? Fatto sta che nella consapevolezza di dover scrivere questo articolo, nella consapevolezza di dover preparare una stramaledetta tesi di laurea, nella consapevolezza che in questi momenti vorrei essere Michael Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”, decido che l’unico criterio a cui affidarsi per la scelta degli album di cui parlare sarà il caro vecchio caso. Vengo attratto da una copertina che risveglia il mio amore per il disegno (degli altri, il mio fa schifo) e inizio ad ascoltare senza troppa attenzione e senza nessuna aspettativa particolare. Tutto questo preambolo solo per dire che Io e La Tigre, duo tutto al femminile, riescono a strappare dal torpore anche i sassi: energia come se piovesse, canzoni ben scritte e con solidi arrangiamenti rock, liriche interessanti che sanno parlare di sé stesse, del loro essere donne e amiche in un mondo che a tratti viene semplicemente raccontato, a volte abbracciato con tenerezza, un po’ preso in giro ma soprattutto affrontato, non con aggressività sterile, ma con la consapevolezza (parola abusata in questo articolo) di essere riuscite a contattare la loro forza e la loro resilienza, di aver faticato per riuscirci e di non volerle più abbandonare. Un gran bell’album, una gran bella lezione.

Flavio Talamonti