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Mellon Collie and the infinite sadness

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musica 133 - Smashing Pumpkins cover

L’album simbolo degli Smashing Pumpkins

Nell’estate del 1994 mi dilettavo (complice l’autoradio dotato di mangiacassette) a sfrantumare i testicoli a chiunque si trovasse a godere di un passaggio in macchina mia (che non guidavo, e che non era neanche mia, visto che era dei miei genitori, ma i bambini – si sa – tendono al monopolio), con l’ausilio della discografia intera degli 883, mio primo amore musicale, e mai troppo ringraziati per avermi inconsapevolmente avviato a una delle passioni più grandi di tutta la mia vita, la musica, dapprima scandita nei sessanta minuti delle cassette copiate, poi negli ottanta dei cd copiati, poi nei quattro minuti medi degli mp3 e dei video di Youtube. Se in pochi anni noi fruitori di musica siamo passati a una vera e propria bulimia di ascolti, oggi permessa più o meno a tutti, sono altresì pochissimi gli artisti, i compositori, i gruppi, che siano riusciti a proporre grandi moli di produzioni di qualità, e a concentrarne tanta tutta insieme in un solo lavoro. “Mellon Collie And the Infinite Sadness” (1995) degli americani Smashing Pumpkins, una delle band di punta del panorama grunge anni 90, è un album di 28 tracce della durata complessiva di poco meno di 2 ore: ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, può essere considerato come una vera e propria pazzia. Ma, allo stesso tempo, il disco – oltre a diventare da subito un cult – è una vera e propria summa di tutto il rock dei venti anni precedenti: si passa dal grunge del capolavoro “Bullet with butterfly wings”, al metal di “Fuck you” e all’hardcore di “X.Y.U.”, passando per le ballate (Galapagos), al pop con sfumature dream (1979). Sono tanti gli esempi di buon rock che si potrebbero trarre da una delle operazioni più rischiose, mastodontiche ma meglio riuscite di tutta la storia della musica.

Flavio Talamonti

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