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Per otto mesi l’ex deposito Atac sarà San Paolo Garage

In attesa di venderlo, iniziative culturali nello spazio che era rimasto inutilizzato per anni. Dal territorio: no alla speculazione edilizia

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Tratto da Urlo n.163 Dicembre 2018

SAN PAOLO – Si chiamerà San Paolo Garage e per almeno otto mesi avrà nuova vita. Parliamo dell’ex deposito Atac in via Alessandro Severo che ad agosto è finito, assieme ad altre due strutture, nel bando disposto dalla municipalizzata dei trasporti per l’utilizzo delle rimesse dismesse in vista della loro valorizzazione (vendita).

IL BANDO SULLE RIMESSE – Dopo l’assegnazione del bando disposto da Atac nel mese di agosto, anche la presidenza del Municipio VIII ha incontrato la società che si farà carico di valorizzare lo spazio in disuso dell’ex deposito Atac di San Paolo. Il bando conteneva, oltre a questa struttura, anche quelle di piazza Bainsizza e di via Ragusa. La volontà ben esplicitata è quella di valorizzare le rimesse non utilizzate, affittandole temporaneamente a operatori in grado di riqualificarne gli spazi organizzando mostre, eventi privati o aziendali, set cinematografici o fotografici, festival e manifestazioni. Dopo la presentazione del bando e la valutazione delle offerte, le tre rimesse sono state assegnate alla società Ninetynine, già attiva nella riqualificazione di spazi urbani inutilizzati. Infatti nel curriculum dell’azienda sono presenti iniziative nelle ex Caserme Guido Reni a Roma, nell’ex Manifattura Tabacchi di Milano e nel Palazzo Fondi a Napoli. L’Atac, con questa operazione, intanto abbatte i costi di gestione delle strutture (comunque destinate alla vendita) sia dal punto di vista della manutenzione ordinaria, che da quello della pulizia e guardiania, inoltre ne ricava un compenso economico derivante dall’affitto (60.000 euro per i primi 8 mesi, che salgono a 100.000 euro qualora si conceda il rinnovo per altre 8 mensilità, come complessivo sulle 3 rimesse) e dal versamento del 25% dei ricavi generali ottenuti dal privato con lo sfruttamento. Nello stesso tempo le ex rimesse vengono utilizzate per eventi culturali e manifestazioni rivolte al territorio. Una vetrina non indifferente per questi stabili assegnati per otto mesi (rinnovabili di altri 8 ma non oltre il momento della cessione). Tra l’altro eventuali interventi, adeguamenti, migliorie, sarebbero a carico dell’assegnatario, senza nessun corrispettivo da parte di Atac nel momento in cui si concluderà il periodo di assegnazione.

FUTURO CONDIVISO COL TERRITORIO – Una rimessa come quella di via Alessandro Severo, al centro di un quartiere popolato e consolidato come San Paolo, non può non attirare l’attenzione di società e imprese che potrebbero pensare a una qualche forma di valorizzazione degli spazi dopo la scadenza dell’assegnazione temporanea. Certo è che in un quadrante come questo non si può non vigilare su quali operazioni potranno essere messe in campo in futuro: “Sui tre depositi Atac in disuso si può aprire oggi un percorso necessario per la città, per arrivare a decisioni condivise per la rigenerazione di quei luoghi che devono essere utili alla vita sociale dei nostri quartieri”, ha dichiarato Amedeo Ciaccheri, Presidente del Municipio VIII. La volontà dell’ente di prossimità è quella di farsi quantomeno da tramite tra le necessità del territorio e i progetti dei privati: “Per il programma di riutilizzo dello spazio di San Paolo lavoreremo con la società vincitrice perché non sia un programma calato dall’alto, ma che valorizzi l’identità del luogo e la vocazione del territorio – prosegue Ciaccheri – Dal Municipio VIII lanciamo una sfida comune che ci veda insieme anche agli altri Municipi dove sono presenti gli altri 2 ex Depositi, per aprire tavoli di progettazione per determinare le funzioni definitive di questi spazi. Funzioni d’interesse pubblico, con progettualità alte e che diano voce al territorio”.

CONTRO LA SPECULAZIONE – Sembra che sulla necessità di scongiurare valorizzazioni di tipo urbanistico ci sia comunanza di intenti tra maggioranza e opposizione. Il Capogruppo del M5S, Enrico Lupardini, ha dichiarato: “Siamo fortemente contrari a qualsiasi speculazione urbanistica su quest’area, la nostra idea è quella di trattare con Roma Tre per farne in futuro una sede universitaria oppure un polo scientifico”. Intanto l’attenzione è tutta nei confronti di quanto verrà realizzato nei prossimi mesi: “Verrà utilizzato a fini culturali e sociali, potranno esserci eventi di street food, ma non sarà utilizzato per concerti”, ha concluso Lupardini. Dal centro destra invece si guarda all’iniziativa con la volontà di controllare che questa non sia l’occasione per aprire a speculazioni o a interventi non aderenti con quanto serve al territorio: “Già in campagna elettorale avevamo pensato a questo spazio come hub culturale e per i nuovi mestieri – commenta il Consigliere di Fi, Simone Foglio – non vorremmo che questa iniziativa del Campidoglio, oltre a sfruttare in maniera non adeguata un bene così importante, possa aprire la strada a interventi di ben altra natura che inciderebbero in maniera irreparabile su un quartiere così popoloso come quello di San Paolo”.

CANONI D’AFFITTO BASSI – Altra questione sulla quale si sono sollevate voci riguarda il corrispettivo economico per l’affitto. Dividendo l’importo per le tre rimesse (senza considerarne la posizione e quindi il canone che potrebbe essere più alto per Prati e San Giovanni rispetto a San Paolo) si evince che l’affitto per ognuna di queste dovrebbe costare 2.500 euro al mese (che salirebbero a poco meno di 4.200 qualora la concessione venisse rinnovata per altri 8 mesi). Nel centro destra municipale questi numeri non sono passati inosservati: “Basta fare qualche calcolo per capire che l’ex deposito di San Paolo al mese costa poco più di un negozio in zona – afferma il consigliere Foglio – 2.500 euro per avere in affitto un bene di questo genere ci sembra veramente poco. Capiamo che per Atac c’è la necessità di rientrare dei costi di gestione di queste strutture, e che la volontà alla fine è quella di venderle, ma svalutare in questo modo il patrimonio pubblico non fa bene alla città – aggiunge Foglio – Non è pensabile che si prepari un bando senza inserire un valore minimo di offerta economica che le società possono proporre. Se l’unica offerta fosse stata di 30 centesimi al mese? Avremmo affittato le rimesse a 10 centesimi l’una? Se questo è il livello di pressappochismo dell’amministrazione centrale e della vigilanza da parte del municipio di centro sinistra, non voglio pensare a cosa succederà al momento della vendita: dobbiamo preparare gli spicci?”.

Leonardo Mancini


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