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Sant’Eugenio: lavoratori in presidio

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Manifestano contro il depotenziamento della struttura: “Non faccia la fine del Cto”

IL PRESIDIO – Nella mattinata di ieri si svolto un presidio di cittadini e lavoratori davanti ai cancelli dell’ospedale Sant’Eugenio, in segno di protesta contro il possibile ridimensionamento dei servizi ospedalieri. Infatti, a quanto descritto dal novo Piano Regionale, il polo Sant’Eugenio–Cto dovrà diventare il punto di riferimento per la riabilitazione e assumerà rilevanza in quanto al suo interno verrà mantenuta l’Unità Spinale Unipolare, verrà creata un’area di Terapia intensiva dedicata al ricovero delle mielolesioni e realizzato un reparto di riabilitazione post acuzie.

IL DEPOTENZIAMENTO E I DISAGI – Presenti alla manifestazione anche il coordinatore romano di Fi, Davide Bordoni, il vice coordinatore con delega alle periferie, Pasquale Calzetta e il Coordinatore Club Forza Silvio Roma, Simone Foglio. “Il polo ospedaliero ha un utenza media di circa 600.000 persone, il suo depotenziamento porterà enormi disagi, obbligando i malati a spostamenti in altre strutture – hanno spiegato in una nota Bordoni e Domenico Gramazio, vice coordinatore alla Regione Lazio – Manca personale e alcuni reparti non sono utilizzati, dopo che sono stati spesi 50milioni di euro”. La presenza forte del centro destra alla manifestazione, è stata poi spiegata da Simone Foglio, anche in riferimento alla situazione del vicino Municipio VIII: “Questa mattina eravamo presenti davanti al Sant’Eugenio per manifestare contro il parziale smantellamento del servizio ospedaliero. Non vogliamo che l’ormai unico vero polo sanitario di questo quadrante cada sotto i colpi dell’amministrazione di centro sinistra che fa il bello e il cattivo tempo a tutti i livelli – seguita – Non vogliamo vedere una nuova sequela di promosse, ritardi, accelerazioni e poi ancora ritardi, così come oramai siamo abituati a vedere sull’ospedale CTO. Questa mancanza di interesse nei confronti dei bisogni primari dei cittadini che si governano deve finire – conclude Foglio rilanciando la campagna social lanciata nei giorni scorsi – Non vogliamo più essere #prigionieridimarino e in questo caso anche di Zingaretti”.

DAL MUNICIPIO IX – Anche il gruppo di Fi in Municipio IX, nel quale insiste il nosocomio, ha partecipato al presidio dei cittadini, con il Capogruppo Massimiliano De Julis che ha ricordato come sul solo territorio municipale la struttura faccia fronte alle necessità di 350.000 cittadini: “I problemi vanno da pronto soccorso, perennemente affollato, all’oncologia, alla patologia respiratoria, alla radiologia, alle sale parto di cui molti risultano chiuse, alla medicina nucleare e all’ematologia. Non vogliamo che il Sant’Eugenio faccia la fine del CTO – seguita De Juliis – Non possiamo immaginare che a Roma i malati, che già sono sofferenti, debbano attraversare la città per avere delle cure. Chiediamo un impegno forte da parte della Regione Lazio, affinché questo grave problema venga risolto”. Intanto per mantenere alta l’attenzione il Gruppo di Fi in Municipio IX ha chiesto un Consiglio Municipale straordinario, previsto per questo pomeriggio alle 15.00, al quale parteciperanno anche i vertici della Asl.

I PROBLEMI DELLA STRUTTURA – Anche il Consigliere municipale forzista, Gino Alleori, ha partecipato al presidio in favore dei lavoratori e per sostenerne la professionalità: “Il Sant’Eugenio non si tocca. Un ospedale così importante che dopo il declassamento del Cto è divenuto l’unico polo pubblico a servizio del quadrante Sud della città – aggiunge – Non si può permettere che si chiudano reparti di medicina oncologica, nucleare e sale parto. Inoltre necessitano di ristrutturazione i reparti di ematologia e rianimazione. Mancano medici ed infermieri, quindi tutto il personale è costretto a turni di lavoro massacranti per garantire l’efficienza della struttura ospedaliera che è un eccellenza e che deve essere tutelata, preservata e messa in condizione di poter rendere al massimo invece di essere declassata – conclude – Per non parlare della mole di lavoro e di affollamento che il pronto soccorso quotidianamente è costretto a far fronte, proprio a causa del depotenziamento del Cto”.