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Navigatori: il consiglio popolare chiede lo stop della nuova convenzione

L'assemblea chiede al Comune di bloccare il terzo palazzo e diffida da qualsiasi sanatoria

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L’ASSEMBLEA – Il Consiglio Popolare del Municipio VIII torna in piazza. La sede scelta per questa nuova seduta dell’assemblea plebiscitaria nata dopo lo scioglimento del parlamentino di via Benedetto Croce, è piazza dei Navigatori. Il tema dell’incontro è l’ampia trasformazione urbanistica della zona in ballo dagli anni Novanta e giunta ad un punto di svolta.

LA VICENDA – L’accordo iniziale arrivava alla fine degli anni ’90, con la giunta Rutelli che concesse diritti edificatori e aree comunali a una cordata di imprenditori, composta da Acqua Marcia Caltagirone, Mezzaroma e Confcommercio. Nel 2004 la Giunta Veltroni, spinta dall’Assessore Minelli ai Progetti Speciali, siglava la convenzione urbanistica. In quel momento ai 150.000 metri cubi previsti su piazza dei Navigatori si aggiungevano gli altri 34.000 metri cubi dell’albergo di via Costantino. Il tutto in cambio di opere per la collettività nel quadrante per circa 21 milioni. Passano gli anni, prendono forma due dei tre palazzi su piazza dei Navigatori e quello su via Costantino, senza che sia realizzata una sola delle 16 opere pubbliche dovute. Nel marzo scorso la giunta capitolina, a ridosso della scadenza della convenzione, ha puntato sulla possibilità di sottoscrivere con i privati un nuovo documento entro sei mesi.

IL PALAZZO A VETRI – I tempi sarebbero dovuti scadere a fine settembre, ma intanto sul palazzo a vetri di piazza dei Navigatori campeggia uno striscione per la vendita. Sarebbe questa l’operazione capace di riaprire i giochi sulle altre componenti della convenzione, persino sull’ultimo palazzo ancora da edificare. Infatti, dopo il fallimento di Acqua Marcia Immobiliare Srl, cioè una parte integrante dei privati che compongono la convenzione, è un liquidatore giudiziale a occuparsi di questi beni. E nelle scorse settimane sono apparsi su alcuni giornali gli avvisi per la messa all’asta del palazzo a vetri. Una superficie di 6.800 mq per i quali sarebbe già arrivata una proposta d’acquisto del valore di circa 27 milioni, una parte consistente dei quali (sembrerebbe poco meno di 17 milioni) entrerebbe nelle casse comunali. Un processo, questo, che presenta comunque delle criticità. Se un palazzo di questo tipo, a pochi passi dalla Cristoforo Colombo, risulta estremamente appetibile, per l’acquisto restano indispensabili le autorizzazioni amministrative e i certificati di agibilità, bloccati per l’inottemperanza nella realizzazione delle opere pubbliche che erano previste. Inoltre, con la vendita si renderebbe necessaria una nuova Convenzione urbanistica con il Comune, che slegherebbe i vecchi attori privati della vicenda, lasciando così campo libero alle nuove edificazioni.

GLI INTERVENTI – “Siamo venuti a conoscenza di queste ultime novità soltanto a mezzo stampa – ha raccontato l’ex Consigliere Amedeo Ciaccheri a margine dell’incontro – L’assenza di comunicazioni del Comune ha disatteso le aspettative della cittadinanza. Ora si apre all’edificazione di un terzo palazzo in un progetto che non ha mai visto ricadute positive sul territorio – seguita – cercando anche di regolarizzare quanto costruito fino ad oggi”. Nell’idea degli ex consiglieri Ciaccheri e Andrea Catarci, si sarebbe dovuta organizzare un’assemblea pubblica sul territorio che non ha mai abbassato la guardia su queste edificazioni. Dimostrazione di questo è stata la presenza di comitati e associazioni di quartiere, così come dei vertici romani di Italia Nostra: “Se passa questa edificazione, può passare qualsiasi cosa – ha commentato Annalisa Cipriani – Parliamo di un caso di scuola sull’illegittimità degli atti urbanistici. Sul Municipio non abbiamo più interlocutori, mentre dal Comune non ci rispondono”. Non senza qualche critica dall’assemblea, è intervenuto anche l’ex consigliere municipale del M5s, Marco Salietti: “Il Municipio oggi non ha guida politica. Il Presidente si è dimesso perché noi ci opposti alla speculazione edilizia, un fenomeno enorme in questo municipio – ha dichiarato Salietti – Se oggi sono qui è perché credo che queste situazioni vadano estirpate.  Siamo stati al fianco dei comitati e in questo momento sono vicino all’opposizione, perché quando le battaglie sono giuste è bene farle insieme”.

LA MOZIONE APPROVATA – L’assemblea ha approvato un documento, proposto da comitati e associazioni, che diffida l’Amministrazione comunale dall’approvare una nuova convenzione urbanistica, dal prevedere la monetizzazione delle opere pubbliche e dal rilascio del certificato di agibilità per quanto già costruito. Inoltre diffida anche “dall’individuare una qualsiasi soluzione per la costruzione di un terzo palazzo”, mentre pretende “l’immediato sgombero dell’edificio attualmente utilizzato dalla Confcommercio per i propri uffici in attuazione di due sentenze del Consiglio di Stato”. C’è da ricordare che l’atto approvato dal Consiglio Popolare non ha valenza amministrativa, ma dal punto di vista politico è certamente uno sprone per quanti nelle istituzioni possono rappresentare le richieste dei territori.

LeMa