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Campo rom via Candoni nel degrado, quali le soluzioni al problema?

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In seguito a un recente blitz delle forze dell’ordine, si riapre il dibattito sulla questione

Tratto da Urlo n.122 febbraio 2015

MAGLIANA VECCHIA – Alla fine del mese scorso alcuni fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione sulla drammatica situazione del campo rom di via Candoni. Al suo interno vivono circa 700 persone, non tutte in possesso del diritto di risiedervi. In seguito all’aggressione nei confronti di alcuni agenti della polizia municipale e al successivo fermo di 9 persone ritenute responsabili a vario titolo dell’atto, nell’ambito di un blitz delle forze dell’ordine della metà del mese scorso, la questione è tornata alla ribalta. All’interno del campo sono stati trovati merce rubata, metalli in lavorazione abusiva e riscontrata manomissione degli allacci, come riportato dalla stampa. Il “Villaggio della Solidarietà” ad oggi è sovraffollato e il degrado dilaga. Le divergenze tra le varie etnie presenti al suo interno generano tensioni e le condizioni igieniche sono ai limiti della sopravvivenza. Abbiamo parlato con il Presidente del Municipio XI, Maurizio Veloccia, per sapere come intenda affrontare la questione che nel territorio è particolarmente sentita anche per la presenza di insediamenti non regolari: “Bisogna distinguere tra gli accampamenti abusivi e quelli autorizzati”, nei confronti dei primi, dice il Presidente, è costante l’azione di segnalazione alle forze dell’ordine. “La situazione di via Candoni – seguita Veloccia – è diversa: è un campo regolare nel quale però negli ultimi anni si è assistito ad un processo di degrado sempre crescente, iniziato con un sovraffollamento dovuto al riversarsi al suo interno di varie famiglie in seguito allo sgombero di Casilino 900, all’assenza di servizi e di adeguati controlli. Dentro al campo siamo stati più volte – dice Veloccia – sia come istituzione che con alcuni progetti attraverso i quali in passato eravamo riusciti a portare pulizia e decoro, oltre a dar vita a processi virtuosi: lavoro, scolarizzazione e vaccinazioni. Tutto questo oggi è molto più complicato perché il campo è stato abbandonato”. Il Presidente ha poi parlato dell’impegno del Municipio per far fronte al disagio: “Sono stati richiesti con forza interventi per riportare la legalità nel territorio, condizione imprescindibile affinché il campo possa tornare ad avere una dimensione umana e di rispetto delle regole”. Il ripristino del servizio di assistenza dell’Arci Solidarietà – dice – è un passo importante. “Si deve intervenire nei confronti delle famiglie che non hanno diritto a stare lì secondo le assegnazioni che sono state fatte”, accanto alle politiche volte all’integrazione infatti, afferma Veloccia, si deve agire senza remore contro chi delinque; importante poi per arrivare ad una responsabilizzazione delle famiglie, è tornare alla compartecipazione delle spese del campo. 

La situazione di Candoni è una bomba ad orologeria, dice Alessio Marini, Consigliere del Municipio XI per il M5S, che parla di una mozione presentata in Consiglio municipale: il documento impegnava il Presidente e la Giunta alla chiusura del campo e ad ottemperare ai principi contenuti nella Strategia Nazionale per l’Inclusione di Rom, sinti e caminanti. La mozione però, dice Marini, non è mai stata calendarizzata ed è stata ritirata. L’intenzione del M5S ora è di presentare lo stesso testo sotto forma di proposta di delibera in Assemblea capitolina, supportata da una raccolta firme. Per risolvere la problematica, secondo Marini, si deve puntare sulle politiche volte all’integrazione ma occorre superare il concetto di campo autorizzato: “Nessuno deve rimanere indietro non è solo uno slogan. Una capitale europea non si può permettere delle bidonville”. Nei confronti della popolazione rom deve essere messa in atto una strategia di housing sociale e questo, aggiunge il Consigliere, non deve creare competizione e conflitto tra cittadini italiani e rom; il problema piuttosto, conclude Marini, è se le persone che sono deputate al governo e all’amministrazione della città siano o meno oneste. Il riferimento è ovviamente ai fatti inerenti all’inchiesta su Mafia Capitale e al coinvolgimento negli affari dell’organizzazione anche dei fondi destinati alle politiche per affrontare l’emergenza rom.
Si deve procedere per gradi, afferma Veloccia in risposta alle dichiarazioni del M5S: “Su questioni come queste bisogna lasciare da parte la demagogia che da un lato, si manifesta nella richiesta di espulsione, dall’altro nel proporre la chiusura dei campi, il che si traduce nel seguire l’insegnamento di Gianni Alemanno, un atteggiamento che non ha fatto altro che spostare la problematica e farla esplodere”. Ragionare su un progressivo superamento del campo nomadi è corretto ma il processo deve essere sostenuto dall’individuazione di risorse economiche e di soluzioni alternative attraverso un percorso di partecipazione del popolo rom. Lo scandalo che ha interessato i fondi destinati all’emergenza rom nell’ambito dell’inchiesta di Mafia Capitale ha colpito tutti, conclude il Presidente, ma si deve fare attenzione affinché lo scotto di tali azioni non sia pagato dalle persone che hanno bisogno di assistenza ma da chi ha lucrato su quelle situazioni.
Sulla questione è intervenuto anche Marco Campitelli, esponente nel Municipio XI per Difendiamo Roma, che ha detto: “Sono due anni che mi interesso attivamente della questione. Un anno e mezzo fa denunciavo la situazione ma tutto è rimasto identico. È bello sentir parlare di integrazione e inserimento nel mondo della scuola e del lavoro – seguita Campitelli – ma mi piacerebbe anche vedere i fatti. Vorrei sapere quanti bambini vanno regolarmente a scuola per non parlare delle condizioni igieniche all’interno dell’area”. Nel campo di Candoni, seguita, esistono anche esempi virtuosi ma sono ancora troppi coloro che per vivere delinquono. “Ai cittadini interessano la sicurezza e il decoro”, seguita Campitelli ponendo l’accento sul degrado che la popolazione è costretta a vivere e conclude dicendo che le istituzioni invece di lucrare su questo tema dovrebbero mettere in campo strategie efficaci per affrontare la questione.

Anna Paola Tortora