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Roma: mobilità ferma al palo?

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Tratto da Urlo n.182 Settembre 2020

Cosa resterà della sharing mobility romana? Parliamo dell’insieme di mezzi di trasporto in condivisione, dalle biciclette fino alle auto, passando per i nuovissimi monopattini e per i motorini, anche se questi sono ormai un ricordo. Già perché Cityscoot, startup francese arrivata a Roma nel giugno 2019, casa madre dei motorini elettrici in sharing nella Capitale, ha deciso di lasciare. I motivi sono stati riassunti in una nota cortese ma ferma, in poche parole Roma e i romani non ce la fanno: “Purtroppo – ha spiegato l’azienda – dalla fine dell’isolamento, la nostra attività a Roma non è mai tornata agli standard storici, a differenza di tutte le altre città in cui operiamo. Per questo non possiamo mantenere le nostre attività in questo contesto e dobbiamo concentrarci su altre città dove il bisogno è maggiore e la domanda più dinamica”.

Roma non ce la fa. Non riesce a rialzarsi e sotto il profilo della mobilità resta indietro. Non bastano i km di bikelane annunciati (e realizzati soltanto in parte in un quartiere come l’Eur svuotato dal lockdown e dallo smart working) o la ripresa dei divieti di accesso alla Ztl, per stimolare l’utilizzo di questi mezzi. Sono i dati del Deloitte City Mobility Index 2020 (rimbalzati in questi giorni su molti quotidiani) a spiegare che in questa nostra città c’è qualcosa che storicamente non funziona. Nella città eterna sono il 60% dei cittadini a muoversi in auto, mentre solo il 20% prende mezzi pubblici. C’è poi una percentuale di persone che non usa mezzi e si muove a piedi, il 18%, infine è solo il 2% dei cittadini a dichiarare di muoversi in bicicletta.

Una tendenza difficile da invertire, nella quale non sembrano più credere nemmeno le aziende leader di questo settore. In passato (2017) Eni tornò sui suoi passi, ritirando i Piaggio Mp3, mentre più recentemente (2018) la Obike di Singapore raccolse le sue biciclette (molte ripescandole dal Tevere). Poi è iniziata l’epoca di Uber, con le bici Jump a pedalata assistita che costano come un’auto in sharing. Quest’ultime, sparite nei mesi del lockdown, sono state acquisite dalla Lime, che intanto ha inondato la Capitale di monopattini elettrici.

È questa l’ultima moda dopo il lockdown. Veloci, sfrecciano sulle nostre strade (soprattutto in centro) e stanno causando problemi alla mobilità. Intanto le regole, spesso violate (in due, senza casco sotto i 18 anni, contromano o sul marciapiede), hanno reso necessario l’utilizzo di steward itineranti per spiegare il giusto utilizzo. Poi l’utilità e la longevità. Quanto passerà prima che i gestori si stancheranno delle strade della Capitale, con le sue buche, il suo traffico e le poche ciclabili che non giustificano l’investimento? Intanto noi romani scarichiamo l’app sul cellulare per sbloccare i nuovi monopattini e la aggiungiamo alla nostra ormai nutrita collezione.

Leonardo Mancini