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Stadio della Roma: il Comune poteva fare marcia indietro

La Corte dei Conti acquisisce il parere dell’Avvocatura che parlava della possibilità per il Campidoglio di annullare il progetto di Tor di Valle senza paura di ricorsi da parte dei privati

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TOR DI VALLE – Si continuano a delineare i nuovi contorni della vicenda inerente la realizzazione del Nuovo Stadio della Roma e del Business Park in zona Tor di Valle. Infatti la Procura della Corte dei Conti che ha un’inchiesta aperta su questo progetto, ha acquisito il famoso parere dell’Avvocatura Capitolina sulla possibilità o meno per il Campidoglio di ritirarsi dal progetto senza dare adito a contenziosi con i privati. A quanto riportato dal quotidiano la Repubblica infatti nel documento si affermerebbe che il Campidoglio poteva fare marcia indietro sul progetto per lo Stadio della Roma, in quanto si definiva “non vincolante” per il Comune la delibera sullo stadio a Tor di Valle votata durante la precedente consiliatura aprendo ad un eventuale annullamento in autotutela.

L’ATTACCO DELLE OPPOSIZIONI

“Ora è evidente perché la Sindaca decise di segretare il parere dell’Avvocatura del Campidoglio – affermano in una nota la consigliera Grancio e il consigliere Fassina – voleva continuare a spaventare i consiglieri della sua maggioranza con lo spettro delle penali. L’annullamento dell’interesse pubblico era possibile – aggiungono – Non esiste alcun diritto acquisito dei proponenti lo confermava anche il parere dell’Avvocatura comunale segretato dalla sindaca. L’amministrazione capitolina avrebbe potuto tranquillamente archiviare Tor di Valle, un progetto insostenibile sia per le casse pubbliche e per la vivibilità del territorio. Adesso ne abbiamo la conferma”. La richiesta di dimissioni nei confronti della Sindaca Raggi arriva poi da Fdi, con il Responsabile Enti Locali Federico Rocca: “I 5 stelle passarono dal no assoluto di quando erano opposizione al sì ma rivedendo il progetto proprio perché non potevano tornare indietro. Il resto ormai fa parte dell’inchiesta della Magistratura. La Raggi ha mentito alla città e ai consiglieri per mandare avanti il progetto, un atto gravissimo che mi auguro possa essere perseguito nelle sedi competenti, ma sin da ora la Raggi dovrebbe dimettersi”.

LA REPLICA DEL CAMPIDOGLIO

Naturalmente la replica del Campidoglio a quanto riportato non è tardata ad arrivare, anche se non risponde al perché si sia deciso di procedere con il progetto nonostante la possibilità di tirarsi indietro senza troppi rischi. Dal Campidoglio infatti si concentrano sul tema del ‘parere segretato’, negando di averne impedito la visione. Secondo il Comune il parere, risalente al 17 febbraio del 2017, è stato classificato come ‘riservato’ dall’Avvocatura capitolina, ‘in quanto attinente ad un possibile contenzioso’.  “La riservatezza – spiegano – comporta che il parere sia esclusivamente consultabile dai consiglieri negli uffici e che non possa esserne fatta una copia. Infatti – si legge nella nota – a tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, che lo hanno richiesto hanno avuto la possibilità di visionare liberamente il documento”.

ARRIVA L’ESPOSTO DEL CODACONS

Intanto sulla vicenda arriva anche l’esposto del Codacons, da sempre contrario all’iniziativa urbanistica. L’Associazione dei consumatori ha deciso di presentare un esposto alla magistratura in cui si chiede di acquisire l’articolo pubblicato da Repubblica e tutti gli atti della Corte dei Conti relativi all’inchiesta, verificando la sussistenza di ipotesi penalmente rilevanti. “È evidente che qualcosa non torna – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – L’Avvocatura capitolina non solo ha espresso forti perplessità sul progetto, dalle cubature alle opere pubbliche, ma ha autorizzato nero su bianco l’amministrazione a fare dietrofront, procedendo all’annullamento in autotutela”.

Leonardo Mancini