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Dal Foro a Montecitorio: la storia non cambia

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Pensare che in circa 2.500 anni il luogo di ritrovo delle massime istituzioni dell’antica Roma e dell’attuale Stato Italiano si sia spostato di meno di un chilometro e mezzo è molto singolare: percorrendo poco più di 1000 metri a piedi ci si può trovare davanti a Palazzo Montecitorio, cioè l’edificio che in questi giorni ha visto un insieme di individui dibattere per cercare di migliorare le condizioni di vita del popolo da cui è stato eletto, oppure davanti al Foro dove, da cittadino romano, si poteva assistere alle medesime scene e situazioni, sicuramente in una lingua ormai considerata morta.

In Italia oggi vige il cosiddetto bicameralismo dove le due assemblee di Camera dei deputati e Senato della Repubblica hanno stessi poteri e funzioni, mentre nell’antica Roma le decisioni e le azioni che si decideva di appoggiare e intraprendere venivano discusse da diversi organi collegiali.

Prima del 509 a.C., anno in cui si pose fine alla monarchia a favore della repubblica, il re era affiancato dal Senato, cioè dall’assemblea degli “anziani saggi” aristocratici chiamati patres. I patres erano personaggi di spicco delle tribù che accorpate formavano l’antica comunità romana al tempo di Romolo.

Con l’avvento del periodo repubblicano, il Senato, che aveva acquistato più importanza e aveva aumentato il numero dei suoi membri, venne affiancato dalle magistrature e dai consoli. I magistrati erano eletti dal popolo (diviso in famiglie patrizie e plebei), i due consoli erano i magistrati a cui erano stati trasferiti i poteri che in Epoca Regia deteneva un solo uomo, il re, ed erano quelli civile e militare.

Ogni carica politica era elettiva e temporanea proprio per impedire che, chiunque iniziasse il cursus honorum (carriera nelle cariche pubbliche), si potesse attaccare alla poltrona pretendendo sempre più potere e di conseguenza andando a minare la libertà dei cittadini.

È interessante analizzare le vicende legate a Lucio Cornelio Silla, poco prima dell’80 a. C., che affiancò gli interessi degli aristocratici ed entrò in contrapposizione con Gaio Mario, di cui era stato suo sottoposto in ambito militare per delle guerre esterne allo stivale. Gaio Mario non aveva origini importanti eppure si era affermato nella vita politica romana ed era sensibile agli interessi del popolo, contrariamente a Silla. I loro dissapori, anticipati dalla prima citata collaborazione militare, sfociarono in scontri politici e poi civili: Silla, da console, fece approvare delle leggi che toglievano molta libertà civile alle classi meno abbienti e, una volta che Silla venne impegnato in Oriente, Mario riuscì a far abrogare molte riforme volute dal suo avversario e a minare gran parte del suo potere politico. Queste mosse di Gaio Mario portarono Silla a muoversi contro Roma sicuro della fedeltà dei suoi militari e, dopo alcuni scontri violenti tra mariani e sillani, il leader di questi ultimi conquistò il potere come dittatore a vita.

In pochissimi anni, dopo aver confiscato i terreni ed eliminato fisicamente i suoi avversari politici, diede quelle terre ai veterani che avevano affrontato le guerre in oriente.

Una volta che decise di abbandonare la vita politica, forse a causa di grandi dissensi nei confronti dei favori politici che si riservavano ai sillani, si rivolse a coloro che lo insultarono con questa frase: ” Dopo questo (mio) gesto, non ci sarà più alcun dittatore al mondo 23disposto ad abbandonare il potere”.

Veronica Loscrì