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Croce e delizia dell’essere folli

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“Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude, isteriche, trascinarsi per le strade negre all’alba, in cerca di droga rabbiosa”.

Così inizia la drammatica poesia di Allen Ginsberg intitolata “Urlo”, la stessa che diede il nome, dieci anni fa, a questo giornale.

Un testo di passione e sudore, di parole mescolate a sangue e violenza, di speranze contraffatte dall’ipocrisia, dall’indecenza, da una realtà impietosa e desolante. Un testo che però racchiude in sé una voglia di vivere, di riscattarsi, di una potenza inaudita, attraverso la presa di coscienza di quello che è ciò con cui tutti abbiamo a che fare: le difficoltà della vita.

Dieci anni fa nasceva questo giornale. Una manciata di soldi e milioni di idee gli hanno dato vita. È stato nutrito dalla passione del racconto, dall’amore per il territorio, dal sogno di una realtà migliore, dalla veemenza delle battaglie quotidiane. Ha avuto tante persone che l’hanno accudito, credendo in lui e donandogli tempo, esperienza e dedizione. Ed oggi cammina sulle sue gambe, forte di una famiglia stabile e consolidata, attenta ed amorevole, che ha investito tutto in un sogno: quello di gettare violentemente delle parole su carta e vederle poi prendere vita, forma e consistenza, nella quotidianità delle persone.

Siamo una piccola perla, e non ho remore né malsana presunzione nel dirlo, perché so quello che questo giornale vale, quante potenzialità ha, quanta fatica e impegno comporta. Non siamo gli unici, certo, ma siamo tra i pochi che amano quello che fanno, e sono sicura che anche voi che ci leggete ogni mese, e ogni giorno online, che siete numerosi e rappresentate la nostra vera linfa vitale, lo percepite e lo apprezzate. Avete fatto in modo di farci abbracciare le vostre lotte, ci avete reso partecipi delle vostre esistenze e dei vostri problemi. Ci avete dato la possibilità di raccontare le vostre storie e, qualche volta, di contribuire a risolvere i vostri disagi.

Ginsberg, nel suo genio splendidamente folle, rappresentava quello che per noi è un manifesto: raccontare ciò che vediamo e sentiamo ogni giorno, dipinto negli occhi delle generazioni che si susseguono, forti o deboli che siano, che combattono e non perdono la speranza. Perché un po’ di follia ce l’abbiamo anche noi. In fondo, portare avanti un giornale locale per 10 anni non è che sia stata una passeggiata. Tante difficoltà, ma anche tanti risultati. E sono orgogliosa di questo, come una madre è orgogliosa di un figlio. E con lo stesso compiacimento vi dico: non smettete mai di lottare per ciò che credete. Noi non ci siamo mai fermati, non fatelo nemmeno voi.

Serena Savelli