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Questa è Roma

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Questa è la Roma delle vecchiette di Testaccio e Garbatella, che parlano concitate al bar o alla posta di pensioni e politica. È la Roma dei gatti al Colosseo, delle file sul Raccordo, degli incidenti sulla Pontina, delle multe sul lungotevere, dei parchimetri e dei parcheggiatori abusivi.

È la Roma che ha ispirato il cinema e che ora si ispira ai libri per adolescenti, con i suoi lucchetti su Ponte Milvio e le orribili scritte sull’asfalto. È la Roma dei turisti che pagano un gelato cinque volte di più rispetto ad un italiano, dei giovani che bevono a Campo de’ Fiori, di quelli che litigano a San Lorenzo, e di altri che si amano al Gianicolo.

È la Roma dei mendicanti, dei mutilati ai margini delle strade, dei lavavetri, dei senzatetto, dei precari, dei nuovi poveri. È la Roma delle file alla Caritas, delle code nei bagni dei locali, delle corse sulle scale mobili quando ci sono i saldi, del rovistaggio nei cassonetti, dei mercati abusivi, degli accampamenti abusivi, dei campi rom e dei mercati dei rom. È la Roma che ti lascia senza fiato con le sue luci arancioni, che attraversano le strade e si stagliano sui marmi freddi, sui panorami scintillanti del Pincio e dello Zodiaco, sugli scorci suggestivi, sui piccoli borghi e sui quartieri popolari. È la Roma dei colonnati, dei sampietrini, delle fontane monumentali, dei nasoni in ogni angolo, dell’acqua buona. È la Roma in cui ti perdi a piedi, in macchina, in autobus. È la Roma delle metropolitane rotte, dei treni in ritardo, delle stazioni dove piove dentro, degli abbracci a Termini, degli addii a Fiumicino. È la Roma del cemento, delle gru, dei centri commerciali, delle opere incompiute, degli spazi occupati, dell’emergenza abitativa, degli sfratti, della disperazione. È la Roma delle prostitute di giorno all’Eur, di quelle di notte sulla Colombo, sulla Salaria, sulla Palmiro Togliatti. È la Roma divisa tra nord e sud, tra destra e sinistra, tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. È la Roma delle infinite possibilità, dei sogni infranti, delle speranze disattese, dell’immobilismo e del cambiamento.

Amministrarla può essere un grande privilegio ed un enorme onere, ma la consapevolezza di ciò è il primo passo per consentire, a questa splendida e maltrattata città, di tornare a splendere della sua luce più vigorosa.

Serena Savelli