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Neve a Roma: è caos

Che sia stato un evento eccezionale è fuori discussione. Roma è stata attanagliata dalla neve e dal gelo, con un’ondata bianca che ha avuto come precedenti degni solo quelli degli anni Ottanta. Inutile dirlo, si è scatenato il caso mediatico, questa volta non per mostrare la bellezza della nostra signora Capitale vestita di bianco, ma per il suo cadere in ginocchio di fronte a tale situazione.

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Il Sindaco di Roma, armato di pala, è stato investito da una bufera di polemiche. Certo, il fatto che i centimetri siano stati presi per millimetri, il ghiaccio per l’acqua, il sale alimentare per quello trattato, non ha migliorato la sua posizione, c’è da dirlo. E mentre il centro storico si affollava di fotografi, giornalisti, turisti, reporter e persino di sci, snowboard e pupazzi di neve, Roma si è paralizzata, stretta nella sua morsa candida. Alberi divelti, strade completamente ghiacciate, improbabili quanto saggi obblighi di catene a bordo – ma quanti romani ne erano veramente provvisti? Io no – e psicosi cittadina, mediatica e istituzionale. Insomma, la nostra città non ha superato questa prova al primo giro – al secondo si è salvata in corner – mostrando al resto del paese una mancanza di mezzi e competenze per affrontare agenti atmosferici di tale portata. Ma in fondo, abbiate pietà: non nevicava così da quasi trent’anni. Il nord non ci ha risparmiato il suo pungente sarcasmo: “A Roma bastano due fiocchi e si va nel pallone”. Troppo facile, dico io, e anche sui “due fiocchi” avrei qualcosa da ridire. Certo è che tutti aspettavamo questa nevicata con grande ansia ed entusiasmo, e soprattutto bastava vedere anche le previsioni meno attendibili per essere in stato di allerta. Alla fine c’è stato parecchio disagio, ma posso dirlo con certezza – almeno qui, dove non è andata via acqua e corrente elettrica, dove al massimo si stava a casa sotto le coperte e con il termosifone a portata di mano, dove l’apice del fastidio è stato un immancabile scivolone o il non poter guidare – i romani hanno amato questa nevicata e la magia che ci ha regalato. La seconda già aveva stufato. A livello istituzionale era semplice salvarsi: sarebbe bastato, forse, ammettere che non eravamo preparati, più che addossare colpe e responsabilità. Poi, certo, qualche spazzaneve in più, una potatura adeguata degli alberi, lo spargimento tempestivo di sale e la rimozione della neve prima che diventasse ghiaccio sarebbero stati apprezzati. Cose che sono state moltiplicate per mille alla seconda botta, in modo francamente eccessivo. Roma, a quanto pare, non è la città delle mezze misure. Sarà per la prossima volta, magari tra altri trent’anni. Intanto io comprerei una pala, non si sa mai.

 

Serena Savelli

 

 

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